Usa: vendite al dettaglio e inflazione tradiscono le attese

13 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Le vendite al dettaglio sono aumentate dell’1,6% il mese scorso, meno dell’1,7% previsto. Se si escludono le auto e i carburanti, il dato sui consumi negli Stati Uniti – che contano per circa due terzi dell’economia nel paese – ha mostrato una variazione positiva dello 0,5% a settembre, più delle stime, che erano ferme al +0,40%, e della cifra del mese precedente (0,1%). Alla stessa ora sono stati anche comunicati i dati sull’inflazione, sempre relativi al periodo di settembre: ebbene, l’indice ‘core’ – depurato dalle componenti volatili di cibo ed energia – è rimasto fermo all’1,7% non riuscendo a risalire.

Sui mercati finanziari, il dato deludente dell’indicatore che più conta in ambito di future politiche monetarie essendo quello più da vicino monitorato dalla Fed, ha spinto al ribasso il dollaro Usa sul Forex.L’euro, che a un certo punto oggi scambiava a $1,1805 ora balza a quota $1,1860. L’indice CPI da parte sua è cresciuto del 2,2% su base annuale, meno del +2,3% atteso dal mercato. L’inflazione debole in Usa sarà sufficiente, si chiedono i mercati per convincere la Federal Reserve a rimandare il rialzo dei tassi, ormai dato quasi per scontato, previsto per dicembre? Secondo James Knightley, chief international economist presso la banca ING, no a meno che non si verifichino turbolenze politiche inattese.