Pil pro capite: peggiora rapporto Italia-Ue, scarto del 3%
ROMA (WSI) – Peggiora nel 2015 il rapporto tra il Pil pro capite medio dell’Ue e quello dell’Italia. A renderlo noto il Centro Studi Promotor che si basa su un’elaborazione dati dell’Eurostat.
Se nel 2014 il Pil pro capite dell’Italia era calato sotto quello medio Ue dell’1,9%, nel 2015 lo scarto aumenta arrivando al 3%. Guardando agli anni passati, nel 2001, prima dell’avvento in Italia dell’euro, il Pil pro capite era di 27.800 euro, nel 2015 è sceso a 25500 euro (-8,27%), la più alta penalizzazione dell’Unione Europea.
Secondo l’indagine del centro Studi Promoter inoltre a ottenere un notevole miglioramento in termini di Pil pro capite in 15 anni sono stati i Paesi dell’est che dopo la caduta del muro di Berlino hanno adottato l’economia di mercato e sono entrati nell’Unione europea.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play