Petrolio schizofrenico: alti e soprattutto bassi dopo i dati sulle scorte

28 Marzo 2018, di Daniele Chicca

Le scorte di petrolio Usa deboli rispetto a quelle dell’associazione nazionale API e i dati sulla produzione hanno ridato spinta ai prezzi sul mercato delle materie prime dopo lo sbandamento e l’estensione delle perdite successivo alla pubblicazione dei numeri dell’American Petroleum Institute, ma lo slancio è durato lo spazio di qualche minuto e al momento i valori del greggio sono tornati a cedere terreno. Le scorte di greggio Usa comunicate dal governo federale hanno mostrato un incremento di 1,64 milioni, meno del +5,321 milioni dell’API, ma più delle attese, che erano per una variazione di 850 mila unità. L’offerta di cushing in Usa è stata la maggiore da marzo 2017 (+1,804 milioni contro il rialzo di 1 milione atteso).

Il risultato è di prezzi del petrolio sull’ottovolante nelle piattaforme di trading Usa. Il Dipartimento dell’Energia americano ha riportato un aumento minore di quello comunicato dall’API delle scorte di petrolio settimanali. I prezzi dei contratti WTI hanno ignorato inizialmente il fatto che la produzione di greggio in Usa abbia raggiunto i nuovi massimi record. Ai suoi livelli più alti di giornata il future WTI ha toccato i 65,13 dollari al barile, mentre ai minimi si è assestato in ara 64,27. Una bella oscillazione di prezzo di 84 centesimi (vedi grafici). Tornano a farsi sentire le paure di un’offerta in eccesso.