Petrolio giù. Focus sull’oro, smobilizzi scatenati dalle banche centrali: ecco perchè
Sul mercato delle materie prime, i prezzi del petrolio WTI segnano una flessione -1,21%, a $46,41 al barile, mentre il Brent fa peggio, cedendo -1,56%, a $48,49 al barile.
Sotto pressione anche l’ oro, che arretra -0,41%, a $1.321,70 al barile. Sul frontre dell’oro, occhio alla strategia delle banche centrali, che detengono – stando ai dati del World Gold Council compilati da Bloomberg -32.900 tonnellate di lingotti, e che nei tre mesi terminati a giugno hanno ridotto i loro acquisti di ben il 40%, al minimo dal 2011. Si è trattato del terzo calo consecutivo negli acquisti di oro degli istituti, la fase più duratura in almeno cinque anni.
La decisione di smorzare gli acquisti è conseguente al rally delle quotazioni, che si è tradotto per l’oro nel primo semestre di guadagni più solido in 40 anni. John Nugee, ex gestore delle riserve presso la Bank of England ha spiegato la strategia affermando che le banche centrali dei mercati emergenti hanno deciso di moderare i loro acquisti, a causa delle minori quantità di cash che ricevono, sulla scia della flessione delle esportazioni.

Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.