Panico Brexit, per Europa perdita più forte di quelle post Lehman e 11 settembre

27 Giugno 2016, di Laura Naka Antonelli

Mentre i futures sugli indici europei preannunciano un’altra sessione all’insegna delle vendite, si contano i danni della sessione di venerdì, che si è tradotta in perdite che, in alcuni casi – come in quello della Borsa Milano, che ha registrato il tonfo peggiore della sua storia. Dopo la storica decisione del Regno Unito di dire addio all’Unione europea con il referendum Brexit, il Ftse Mib è crollato di oltre -12%.

Molto male è andata in generale all’indice di riferimento dell’azionario europeo, lo Stoxx Europe 600, crollato -8,62%. Si tratta di un tonfo superiore anche a quello seguito alla notizia del crac di Lehman Brothers, quando l’indice arrivo a una perdita superiore a -7,5% (come quella del 10 ottobre del 2008). Il ribasso è stato superiore anche a quello dovuto all’attacco dell’11 settembre del 2001.

L’indice MSCI All-Country World Index – indice che monitora la performance dell’azionario globale – ha perso inoltre venerdì scorso -4,8%, segnando la flessione peggiore dal 2011.

Allarme volatilità, con l’indice CBOE Volatility Index – che monitora le oscillazioni attese su Wall Street volato in un solo giorno +49%, al record dal 2011.

Corsa agli asset rifugio, con gli acquisti sui Treasuries Usa che hanno portato i tassi decennali Usa a scivolare di 19 punti base, riportando il calo più sostenuto dal 2009. I buy sui titoli governativi Usa sono continuati anche oggi, con i rendimenti decennali che hanno esteso le perdite di venerdì scendendo di altri sei punti base all’1,50%.

Acquisti anche sui titoli di debito del Giappone, con i tassi decennali calati a -0,205%.