Mercati, dopo Draghi c’è il rischio che scoppi “bolla protettiva”
L’aumento della volatilità sui mercati finanziari, la rottura di livelli tecnici importanti su diversi mercati azionari, la disfunzionalità dei mercati obbligazionari e le difficoltà a cui potrebbero andare incontro le Banche Centrali nel sostenere la crescita delle economie hanno iniziato ad incrinare la cosiddetta bolla protettiva.
È l’opinione di Jacopo Ceccatelli, AD di Marzotto SIM. “Quest’ultima si differenzia dalle bolle speculative che imperversano sui mercati poichè è stata creata dalle politiche espansive delle Banche Centrali che hanno indotto gli investitori ad ignorare le valutazioni dei fondamentali dei titoli ed effettuare investimenti con aspettative di rendimento elevate senza considerare i rischi a essi associati”.
Se dovessero verificarsi la rottura di livelli tecnici sull’indice americano S&P 500 e il cedimento dei mercati governativi europei, con il conseguente allargamento dello spread BTP-Bund, la bolla protettiva potrebbe rompersi, instaurando sui mercati una fase più negativa e potenzialmente molto caotica. Alla luce di questi elementi, se prima ogni correzione era vista come un’opportunità di acquisto, adesso ogni rimbalzo deve essere considerato come un’occasione per alleggerire i rischi del portafoglio, spianando la strada a un approccio difensivo.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo