Legg Mason: alla larga dalle obbligazioni bancarie

22 Luglio 2016, di Daniele Chicca

I fuochi d’artificio di Mario Draghi sono rimandati all’autunno, dopo la pausa estiva. “Riaffermando la volontà di mantenere i tassi di interesse su livelli contenuti ancora a lungo e l’impegno ad agire quando necessario, la Banca Centrale Europea ha preso tempo sia per osservare l’evoluzione dei dati economici e gli eventuali cambiamenti legati ai recenti avvenimenti geopolitici, sia per valutare l’efficacia delle misure attualmente in corso e quindi del proprio programma di acquisti”, scrive Regina Borromeo, portfolio manager di Brandywine Global, del gruppo Legg Mason.

Il proseguimento del programma di quantitative easing è un aspetto essenziale per la credibilità della BCE e riteniamo che per adempiere al raggiungimento degli obiettivi del proprio mandato – soprattutto per quanto riguarda la stabilità dei prezzi – l’istituto centrale europeo dovrà estendere sia la durata del programma, sia il novero delle categorie di titoli idonei all’acquisto. Il nuovo Corporate Sector Purchase Program ha creato una base di sostegno per il credito europeo, soprattutto dopo il voto del referendum nel Regno Unito.

I titoli azionari delle banche europee hanno vissuto un periodo molto complicato quest’anno e questo è un elemento di preoccupazione per Draghi. La debolezza delle banche è motivata dalle prospettive di una crescita non entusiasmante, dai rischi legati ad un aumento dei crediti classificati come “deteriorati” (NPL) e dalla conseguente necessità di effettuare nuove svalutazioni ed infine dalla pressione sugli utili causata da una curva dei rendimenti sempre più appiattita. Dal momento che ci aspettiamo che sia la Bank of England che la Bank Of Japan e la BCE attueranno ulteriori misure reflazionistiche in autunno, alcuni titoli ad alto rendimento continuano a mantenersi interessanti a nostro avviso, in un contesto di rendimenti negativi. Tuttavia, rimaniamo cauti sulle obbligazioni bancarie ibride subordinate.

Siamo abbastanza convinti che nel lungo periodo le misure di politica monetaria non saranno sufficienti da sole a risolvere i problemi legati a crescita e debito; è necessario che a queste si affianchino riforme fiscali e strutturali a sostegno della crescita e che queste vengano integrate con le politiche monetarie non convenzionali.