La Fed di Powell preme l’acceleratore sul tapering. L’inflazione fa paura: tutto pronto per rialzo tassi a inizi 2022

16 Dicembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

L’inflazione corre e la Fed di Jerome Powell non ha più intenzione di perdere tempo, tanto da lanciare ufficialmente il turbo tapering. Certo, Omicron rappresenta un rischio, ma per il timoniere della banca centrale americana “l’economia è abbastanza forte per il tapering anche con la variante. E’ tutto pronto, insomma, per fare il prossimo passo: alzare i tassi di interesse, fino a tre volte nel 2022, come emerge dal dot plot, il documento che riassume le previsioni degli esponenti della Federal Reserve sulla direzione dei tassi. La domanda, ora, non è più se i tassi sui fed funds Usa saranno alzati nel 2022, ma in che mese sarà annunciata la prima stretta. Wall Street per ora ha retto più che bene. I mercati sarebbero d’altronde arrivati a prezzare un rialzo nel maggio del 2022 con una probabilità già del 90%. Nessuno shock tassi, insomma, nessun taper tantrum. Wall Street ha reagito addirittura con un rally, che ha portato il Dow Jones a volare di quasi 400 punti e il Nasdaq a balzare di oltre il 2%.  La borsa di Tokyo è salita di oltre il 2%, corre sopra i 27.000 punti il Ftse Mib e nel giorno in cui verranno snocciolate anche le decisioni della Bce e della Bank of England, salgono in generale le borse europee.

Ma vediamo che cosa ha annunciato il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, diramando il comunicato alle 20 ora italiana della giornata di ieri: intanto, grande assente del comunicato è stato l’aggettivo “transitorio” accompagnato al termine di inflazione. Powell è stato costretto a correggersi: lui stesso, qualche settimana fa, aveva anticipato che sarebbe stato il caso, forse, di smettere di accostare l’aggettivo transitorio alla parola inflazione. Così è avvenuto. D’altronde, l’inflazione Usa misurata dall’indice dei prezzi al consumo viaggia al record degli ultimi 39 anni, mentre quella misurata dall’indice dei prezzi alla produzione è volata a novembre del 9,6%, al ritmo record di sempre. Bisogna dunque agire per evitare il surriscaldamento dell’economia e preparare il terreno per una carrellata di rialzi dei tassi. Di conseguenza, a fronte di tassi sui fed funds che per ora sono stati lasciati invariati nella forchetta compresa tra lo zero e lo 0,25%, la Federal Reserve di Jerome Powell ha annunciato una forte accelerazione del tapering, il programma di riduzione degli acquisti di asset che la banca centrale effettua ogni mese. Questo significa che, a partire dal mese di gennaio del 2022, gli acquisti di asset passeranno a 60 miliardi di dollari di bond (la metà rispetto ai $120 miliardi di asset acquistati ogni mese con il piano originario di Quantitative easing lanciato nel 2020, per contrastare gli effetti della pandemia Covid). I futures sui fed funds indicano ora che i trader prevedono che la Fed potrebbe a questo punto iniziare ad alzare i tassi già il prossimo aprile:

“Dopo l’ultima carrellata di dati preoccupanti sull’inflazione, Jerome Powell sta cercando di recuperare il tempo perduto – ha commentato alla Cnbc James McCann, vice responsabile economista di Aberdeen Standard Investments – La Fed ha dovuto davvero dimostrare la volontà di agire in modo più veloce per lanciare una politica più restrittiva di quella che era stata precedentemente pianificata. E’ stato cruciale per la Fed agire ora, per proteggere la sua credibilità nel riuscire a gestire l’inflazione”.

Così hanno commentato da ING: “La Fed spera che la variante Omicron non deraglierà” il suo piano. “Il tono del comunicato è un po’ più hawkish, con la crescita dei posti di lavoro che viene descritta ora ‘solida’ e l’inflazione ‘elevata’. E questo tono è stato avallato dal presidente della Fed Powell, nel corso della conferenza stampa, in cui ha ammesso che la banca centrale ritiene, a dispetto di Omicron, che la crescita dell’economia rimanga “molto forte” e che le previsioni continuano a essere di una “crescita rapida”. Non solo. Powell – si legge ancora nella nota di ING – ha ammesso anche che i salari stanno crescendo al ritmo più veloce in diversi anni”. Per gli economisti di ING che fanno capo a James Knightley, tuttavia, una certa cautela è tuttora giustificata. “Nel nostro outlook economico per il 2022, abbiamo scritto che, se non fosse stato per l’emergere della variante Omicron, avremmo modificato le nostre proiezioni da due rialzi dei tassi previsti per il 2022 a tre rialzi dei tassi. Dopo tutto, stimiamo una crescita reale pari al 4,4%, una inflazione al 4,5% e il ritorno di tutti i posti di lavoro persi con la pandemia, entro la fine dell’anno prossimo. Finora, i fatti suggeriscono che Omicron non deraglierà la storia della ripresa globale, ma c’è ancora incertezza e potremmo assistere alla cautela dei consumatori nei prossimi due mesi. Detto questo, l’outlook di tre strette appare sempre più probabile e la Fed su questo sembra avere fiducia”. Tra l’altro, c’è da dire che il Fomc ha rivisto in modo sostenuto le previsioni sull’inflazione del 2021. Ora la commissione prevede un’inflazione al 5,3%, rispetto al 4,2% precedentemente stimato, e una inflazione core al 4,4%, rispetto al 3,7% precedente. Per il 2022, l’inflazione è attesa al 2,6% per il dato complessivo e al 2,7% per la componente core: anche in questo caso i numeri sono stati rivisti al rialzo dalle proiezioni di settembre.

Allo stesso tempo, la commissione ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita del Pil Usa nel 2021, dal +5,9% indicato nella riunione di settembre al +5,5%. Per il 2022 le stime sul Pil sono state migliorate da una crescita del 3,8% a una del 4%, mentre per il 2023 l’outlook è stato tagliato dal +2,5% al +2,2%. Jerome Powell non ha tuttavia più dubbi: “l’inflazione più alta e i progressi del mercato del lavoro molto più veloci sono i fattori che mi hanno portato a decidere di velocizzare il tapering”.

Inoltre, ha detto in conferenza stampa, “con una inflazione così tanto al di sopra del target, non possiamo aspettare troppo tempo per ottenere la massima occupazione”. In definitiva, “gli sviluppi economici e i cambiamenti all’outlook avallano questa evoluzione di politica monetaria, che continuerà a fornire un appropriato supporto all’economia”, ha commentato il numero uno della Fed, Jerome Powell, nella conferenza stampa seguita all’annuncio del Fomc.

Tornando al nuovo dot plot appena sfornato dal Fomc, il documento rivela che, su un totale di 18 esponenti del Fomc, 12 prevedono almeno tre rialzi dei tassi nel 2022; cinque esponenti stimano due strette monetarie, mentre un esponente prevede un solo rialzo. Nel dot plot di settembre, la metà degli esponenti della Fed stimava un solo rialzo nel 2022. Il Fomc prevede inoltre tre strette monetarie anche nel 2023. Così ING: “La Fed continua a prevedere tre rialzi ulteriori nel 2023, ma ora stima solo due rialzi nel 2024, rispetto ai tre che aveva previsto a settembre. Il risultato netto tra ora e la fine del 2024 è che c’è una stretta in più rispetto alle previsioni di settembre”. In ogni caso, la stima di più lungo termine per i tassi sui fed funds rimane pari al 2,5%.

A questo punto, gli analisti iniziano a sfornare le loro stime su quando la Fed annuncerà il suo primo rialzo dei tassi. L’accelerazione del tapering fa sì che la Fe dovrebbe portare a zero l’ammontare dei bond che acquista ogni mese alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera: a quel punto, Powell & Co potrebbero iniziare ad alzare i tassi. Gli analisti di Capital Economics ritengono che “aumenteranno le speculazioni che la Fed inizi ad alzare i tassi di interesse già in occasione del meeting di metà marzo”. E di fatto, è questo che Bank of America prevede: una stretta di 25 punti base nel mese di marzo, seguita da altre strette per i nove trimestri successivi. Ma nei piani alti di Capital Economics c’è una maggiore cautela: a loro avviso, la Fed sarà costretta a rimandare il primo rialzo dei tassi. Dello stesso avviso gli esperti di Pantheon: “Se non fosse per Omicron, ci aspetteremmo la prima stretta a marzo, m l’esperienza indica che gli Stati Uniti assisteranno a un balzo di nuovi casi Covid massiccio e senza precedenti, fattore che porterà la Fed a rimandare la prima mossa a maggio”. Per Capital Economics, invece, la rinnovata debolezza dell’economia convincerà gli esponenti della Fed a rimandare il rialzo” a giugno.