Fed, JP Morgan: rialzo tassi a luglio non è affatto da escludere
Gli investitori farebbero male a escludere un rialzo dei tassi il mese prossimo. L’avvertimento viene da Mike Bell, Global Market Strategist presso JP Morgan Asset Management. In una nota mandata via email, lo strategist ricorda che nonostante l’incertezza sul voto del 23 giugno sulla Brexit e la debolezza del rapporto occupazionale governativo di maggio, solo una stretta monetaria a giugno è scongiurata e non oltre quella data.
La Federal Reserve, che non alza i tassi dalla sua prima storica stretta in quasi dieci anni di tempo a dicembre dell’anno scorso, potrebbe premere sul grilletto prima del previsto. E per alcuni sarebbe anche un sollievo dal momento che Janet Yellen e soci sembrano aver perso la bussola. Anche perché l’intenzione della banca centrale è quella di imporre due strette monetarie quest’anno, comunque sotto la forchetta delle previsioni per 3-4 rialzi.
I dati sul mercato del lavoro non indicano affatto, spiega l’analista, che l’economia americana sia in una fase di rallentamento grave. Nella riunione odierna la Fed dovrebbe ridare enfasi all’argomentazione secondo cui i dati macro sono fondamentali per decidere le strategie di politica monetaria, lasciando la porta aperta a un rialzo dei tassi tra un mese. In questo senso il report occupazionale di giugno assume una grandissima importanza.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play