Glencore, dal baratro alla possibile nascita di un gigante dell’agricoltura
Il gruppo commerciale di materie prime e prodotti agricoli Glencore è passato in un anno di tempo dall’essere sull’orlo del fallimento finanziario a dare la caccia a un rivale attrezzato come Bunge. Una fusione del genere, la cui ipotesi è stata confermata dallo stesso gruppo anglo svizzero, porterebbe alla nascita di un vero e proprio gigante del settore agricolo e permetterebbe a Glencore di dominare il mercato commerciale americano dei sementi. L’industria dell’agricoltura, messa sotto pressione dal calo dei prezzi, vive un periodo di transizione che è scandito da operazioni di fusione e acquisizione (M&A).
Martedì sera, prima dell’assemblea generale, il gruppo attivo nello scambio di merci Glencore ha confermato le voci secondo cui l’azienda ha messo gli occhi sull’azienda commerciale Bunge, che è stata avvicinata per parlare di un “potenziale raggruppamento consensuale” delle due aziende. Se così fosse, l’operazione darebbe luce a un titano del settore, in grado di gestire l’acquisto e la vendita di frumento sul mercato americano. La filiale agricola di Glencore vale 21,9 miliardi di dollari e ha generato il 14% del giro d’affari del gruppo nel 2016. Lo specialista del commercio di cereali e olii Bunge, con sede nello Stato di New York, ha realizzato 42,7 miliardi di dollari di ricavi l’anno scorso e conta uno staff di 30 mila dipendenti in 40 paesi diversi.
Breaking news
Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.