Fed, cosa si aspettano i mercati dalla riunione storica di settembre
La Federal Reserve è stata la principale acquirente di asset finanziari nell’ultimo decennio. Al fine di supportare l’economia dopo la crisi del 2008, la Banca ha acquistato tutto ciò che Wall Street e il governo statunitense avevano da vendere. In questo modo il bilancio si è gonfiato fino a 4.500 miliardi di dollari di titoli di stato, mutui e molto altro ancora. “Come sappiamo, la Fed è l’organismo responsabile della fornitura di denaro, pertanto è stata semplicemente stampata più moneta al fine di procedere con gli acquisti”, sottolinea in una nota Mati Greenspan, market analyst di eToro.
“La portata di tale investimento ha contribuito a un progressivo rialzo dei mercati, nonostante le calamità naturali, l’incertezza politica, ecc. In linea di massima, infatti, l’indice Dow Jones è sempre stato in crescita dal 2008 a oggi. Oggi ci si aspetta che la Fed annunci la fine del programma d’acquisto e l’inizio della riduzione del bilancio. Ciò significa che, anziché comprare bond e mutui, la Banca inizierà a venderli“.
È naturale di conseguenza che i mercati finanziari siano nervosi prima della riunione storica della Fed di settembre, “ma non lo dimostreranno. Le principali domande che si pongono in questo momento sono: In quanto tempo saranno venduti tali asset? Sarà stabilita una quota mensile, come avvenuto nel periodo degli acquisti? Quanti asset invece la Banca continuerà a detenere?”. Sotto è riportata la tabella di ING su come dovrebbero reagire i mercati.

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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.