Euro sale a $1,1860 ma poi scende deluso da parole Draghi su inflazione
Le stime della Bce sull’inflazione dell’area euro non sono cambiate gran che e i toni di Mario Draghi non sono stati ritenuti abbastanza entusiasti su questo fronte da giustificare un incremento della domanda di euro. La moneta unica ha perso quindi un po’ di slancio sui mercati valutari. Dopo essere salito ai massimi di seduta di 1,1860 dollari per via delle revisioni al rialzo sul Pil, l’euro è poi retrocesso a 1,1800 dollari anche perché Draghi non ha espresso grande convinzione sull’andamento dell’inflazione. In questo senso il presidente si è limitato a dire che la Bce ha fiducia che saranno raggiunti gli obiettivi di inflazione.
In merito alla guidance, Draghi ha ricordato che non è stata discussa l’eventualità di non prendere più in considerazione il rapporto tra Quantitative Easing e inflazione. Le linee guida sui tassi di interesse otterranno una maggiore importanza. Le proiezioni dell’inflazione per l’area euro sono per un’espansione dell’1,5% per il 2017, dell’1,4% nel 2018 (contro il +1,2% previsto a settembre), dell’1,5% nel 2019 e dell’1,7% nel 2020. I dati sui prezzi al consumo dell’anno prossimo sono stati rivisti al rialzo principalmente per le revisioni riguardanti le componenti più volatili come cibo ed energia. Quanto all’economia nel 2017 il Pil dovrebbe crescere del 2,4% quest’anno (dato più alto del 2,2% stimato a settembre), del 2,3% nel 2018 (contro l’1,8% antecedentemente comunicato), dell’1,9% (e non più dell’1,7%) nel 2019 e dell’1,7% nel 2020.
Breaking news
Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.