Euro, banche diventano rialziste: niente più parità col dollaro nel 2017
Una serie di banche d’affari ha rivisto al rialzo le previsioni sull’euro. Secondo Societe Generale le puntate short potrebbero finalmente capitolare dopo il raggiungimento ieri di quota 1,08 dollari, mentre gli analisti di Nomura sono convinti che “la miscela rappresentata da un calo dei rischi politici e da una normalizzazione delle politiche accomodanti della Bce possa rafforzare l’euro nel secondo semestre di quest’anno”.
Gli strategist sul valutario di Dankse bank reputano molto difficile che Le Pen vinca le elezioni presidenziali francesi e pertanto il voto di aprile-maggio non rappresenterà quella minaccia grande che si teme. Pertanto la previsione per una risalita a medio termine dell’euro. Le stime sul cambio euro dollaro a un mese sono state riviste a $1,06 (da $1,04), e successivamente i livelli sono individuati in area $1,08 (da 1,05), a 1,10 (da 1,08) e 1,14.
Barclays da parte sua prevede un “ulteriore rafforzamento” dell’euro, mentre Credit Agricole la pensa diversamente e vede nel superamento di quota 1,08 e oltre “un’opportunità attraente per tornare a shortare il cambio euro dollaro”. Ciò detto, ormai rimangono veramente poche le banche che puntano sul raggiungimento della parità entro fine anno: Allianz (1,00), BNP Paribas (1,00), Citi (0,98), Deutsche Bank (0,95) e Morgan Stanley (0,97). Prima la parità tra euro e biglietto verde veniva quasi data quasi per scontata.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo