Energia: l’Italia potrebbe liberarsi (e a quali compromessi) dal gas russo?
L’Italia potrebbe essere autonoma sul fronte della produzione di energia e reperire da sola le quantità di gas sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale? Secondo un’analisi condotta dal Codacons la risposta è sì, tanto che l’associazione a difesa dei consumatori ha deciso di rivolgersi alla Corte dei Conti affinché accerti il danno per i cittadini derivante da carenze ed errori nella gestione delle estrazioni sul territorio nazionale.
Secondo lo studio, l’Italia produce attualmente poco più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno, eppure nel sottosuolo italiano si stima siano presenti circa 1,5-1,8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas naturale. Per quanto riguarda il gas, se si considerano solo le riserve certe, il territorio italiano disporrebbe di quantità comprese tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi.
“Un tesoretto – afferma il Codacons – a cui non sappiamo attingere a causa dell’incapacità sul fronte delle estrazioni”. In base agli ultimi dati disponibili raccolti dall’associazione, l’Italia vanterebbe 1.298 pozzi estrattivi. Di questi, però solo 514 sono abitualmente utilizzati per l’estrazione, mentre 752 risulterebbero non impiegati.
Il nodo sarebbe soprattutto sul piano ambientale, senza contare anche il contesto internazionale che impone una transizione energetica e un abbandono progressivo delle energie fossili, così come ricorda lo stesso Green Deal europeo. Certamente, la situazione attuale, derivante dal continuo aumento dei prezzi di petrolio e gas e l’ulteriore fiammata legata alla vicenda Russia-Ucraina, mette in evidenza tutta la miopia del passato che ha impedito di rendere il sistema energetico italiano più efficiente sotto diversi punti di vista.
Lo ha ammesso lo stesso Mario Draghi, nel suo intervento al Parlamento. “Gli eventi di questi giorni dimostrano che è stato imprudente non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni”, ha detto il premier, sottolinenado la necessità di ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia che oggi ricopre circa il 45% delle importazioni.
“E’ la conferma della necessità e dell’urgenza di misure strutturali per la risoluzione dei nodi del nostro sistema energetico, agendo per la maggiore diversificazione e sicurezza delle forniture estere, ma anche per l’incremento della produzione nazionale di gas”, ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, proprio in scia all’intervento di Draghi.
Per correre ai ripari, l’Italia ora aumenterà le importazioni di gas naturale liquefatto soprattutto dagli Stati Uniti (che ringraziano), oltre che dall’Azerbaigian, dall’Algeria, dalla Tunisia e dalla Libia. Draghi non ha nemmeno escluso la necessità di riaprire le centrali elettriche a carbone per far fronte alle crisi di approvvigionamento a breve termine.
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