11:38 giovedì 24 Marzo 2022

Conflitto Ucraina e i riflessi su economia italiana: l’analisi dei settori più esposti

Esattamente un mese fa è iniziato il conflitto tra Russia e Ucraina. Oggi tutti gli occhi del mondo sono puntati a Bruxelles dove è in programma la riunione Nato di due giorni che vedrà la partecipazione del presidente Usa, Joe Biden. Quest’ultimo presenzierà anche un vertice G7 e del Consiglio Europeo. “Il tutto dovrebbe portare a nuove sanzioni alla Russia anche se, la Germania, continua ad opporsi a misure che riguardino le importazioni di materie prime energetiche – sottolineano gli strategist di Mps Capital Services -. Eventualità che, secondo il Cancelliere tedesco Scholz, porterebbe in recessione la Germania e altri Paesi dell’unione europea”. Questa è la cronaca di queste ore, ma se si restringe il campo d’azione all’Italia gli interrogativi sono diversi. Ad esempio, quali impatti del conflitto Russia-Ucraina sul tessuto economico ed imprenditoriale italiano? Quali effetti dalle recenti sanzioni di Usa, UK e Unione Europea sul nostro Paese?

I recenti sviluppi geopolitici hanno plasmato il quadro internazionale, con ripercussioni anche sulle prospettive di crescita dell’economia italiana. E le attese per il Pil italiano per il 2022 sono state riviste: la crescita potrebbe essere minore dell’1,3% rispetto alle passate indicazioni, per effetto del caro energia, dell’aumento dell’inflazione e del conseguente livello più basso dei consumi delle famiglie. Secondo previsioni di Prometeia, riprese in un’analisi da Pwc Italia “La crisi Ucraina – I riflessi sull’economia italiana”, l’economia tricolore dovrebbe crescere quest’anno al ritmo del 2,5% rispetto al 3,8% previsto prima della guerra in Ucraina. Come sottolinea Andrea Toselli, presidente e amministratore delegato di PwC Italia, “le imprese si troveranno di fronte, più di prima, all’esigenza di selezionare partner anche in base alla loro solidità nel tempo, in grado quindi di garantire continuità nella relazione di business. Dobbiamo immaginare un futuro prossimo delle aree di influenza e dei mercati di prossimità, con qualche compromesso sulla profittabilità e i margini. Il business, quindi, dovrà tener conto di un fattore fino ad oggi poco considerato che è la sicurezza geopolitica”.

La corsa dell’energia 
Se ne parlava ancora prima dello scoppio del conflitto, ma ancora di più oggi il tema della salita dei prezzi è più forte che mai forte. Ora a destare maggior preoccupazione è la possibilità di un innesco della spirale inflazionistica per le perturbazioni e speculazioni del mercato energetico. Da Pwc Italia segnalano infatti che l’attività economica verrebbe condizionata negativamente dal più basso livello dei consumi delle famiglie, dovuto all’aumento dell’inflazione determinato principalmente dal rincaro dell’energia e in parte minore dagli alimentari.

Guardando al tema dei consumi, nel 2021 il Pil Italiano si è attestato al valore di 1.781,2 miliardi di euro. Di questi, ben 1.378,3 miliardi (77,37% del Pil totale) derivano dai consumi. Dopo le grandi turbolenze nel settore delle commodities dovute alla crisi da Covid-19, le tensioni tra Russia e Ucraina hanno inevitabilmente allertato i mercati. In particolare, il rincaro della componente energetica giustifica circa il 55% dell’incremento dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA, che in Italia è cresciuto del +6,2% (rispetto a febbraio 2021) contro il +5,8% dell’area euro. L’indice, al netto dei beni energetici e degli alimentari, è aumentato del +2,3% rispetto a gennaio 2022. Andando più nel dettaglio, i prezzi della componente energia hanno segnato a febbraio una variazione tendenziale del +45,9% (contro febbraio 2021), trainati dalle quotazioni degli energetici regolamentati (+94,4% vs febbraio 2021) che riflettono i rincari delle bollette di luce e gas.

I settori più esposti
Le quotazioni di molte materie prime sono aumentate per effetto del mix tensioni geopolitiche e rallentamento della produzione. Nel comparto industriale, ad esempio, l’alluminio è salito del 63% rispetto al 2021, il rame ha segnato un +12,9% e il nickel è balzato del 63% rispetto alle quotazioni dello scorso anno. Inoltre, a causa delle sanzioni verso la Russia, si potrebbe verificare una riduzione (se non azzeramento) dell’import di questi prodotti.
“Va considerato che l’imminente entrata in vigore delle contro-sanzioni russe sui prodotti italiani avrà evidentemente un impatto su quelli che pesano maggiormente nell’export verso la Russia, principalmente macchinari e apparecchi, cibo e bevande e tessile e abbigliamento, pari a 7,7 miliardi, l’1,5% dell’export totale del nostro paese – aggiunge Toselli -. In questo senso non si prevedono nel complesso effetti particolarmente negativi per i settori economici italiani. Il comparto più importante del export verso la Russia è quello dei macchinari e delle apparecchiature meccaniche, che equivale ad appena il 4,38% del totale dell’export del settore, pari a 49 miliardi”

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