Cina: terre rare nella disputa commerciale contro gli Usa
Rally a Shanghai per i titoli del settore terre rare con JL Mag Rare-Earth a +10% e Innuovo Technology a + 9,95%.
A sostenere le azioni il commento di un funzionario cinese, riportato dalla CCTV, secondo cui i prodotti fabbricati con le terre rare non dovrebbero essere utilizzati contro lo sviluppo dell’economia cinese. Il commento è stato interpretato come una minaccia velata rivolta agli Stati Uniti e alle sue aziende tecnologiche che dipendono da questi materiali.
Attualmente, la Cina è il maggiore produttore mondiale di terre rare, un componente fondamentale nella produzione di prodotti che vanno dagli smartphone ai veicoli elettrici. Il presidente cinese Xi Jinping ha recentemente visitato gli impianti di estrazione e lavorazione delle terre rare, aggiungendo man forte alle speculazioni secondo cui la Cina potrebbe rendere tali minerali più costosi o non disponibili se la guerra commerciale con gli Usa continua ad espandersi.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo