Bper non rinuncia al boccone Carige. Disposta ad andare incontro all’Fitd con tesoretto di Stato

22 Dicembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Bper punta dritto su Carige, tendendo una mano al maggiore azionista Fitd (Fondo Interbancario di tutela di depositi) che, per statuto, non può rispettare una delle condizioni poste dalla banca modenese guidata da Piero Montani: quella di ricapitalizzare preventivamente l’istituto ligure con una iniezione di 1 miliardo di euro. D’altronde, il no del Fondo capitanato da Salvatore Maccarone alla manifestazione di interesse su Carige presentata da Bper non era neanche un rifiuto vero e proprio. Nello scrivere che “la manifestazione di interesse presenta termini e condizioni da approfondire che, allo stato, in particolare, per quanto riguarda il livello di ricapitalizzazione richiesto per Carige, non risulta conforme alle previsioni statutarie (art.35) relative agli interventi del tipo in questione”, l’Fitd aveva infatti mostrato una certa apertura, in ogni caso, a studiare bene la proposta (“approfondire”). E questa apertura è stata accolta da Bper che, nella nota diramata ieri a seguito della riunione del cda, ha confermato la propria disponibilità (verso il Fondo) “a fornire i chiarimenti richiesti

e ad effettuare gli approfondimenti ritenuti necessari, oltreché a verificare congiuntamente le ipotesi alla base dell’Offerta; il tutto nel contesto di un adeguato regime di esclusiva”. Vale la pena notare come l’interesse di Bper su Carige viene confermato anche dal fatto che, nella nota appena diramata, sono scomparse le condizioni temporali inizialmente richieste” nel giorno della presentazione della manifestazione di interesse. Il comunicato originario sottolineava infatti che l’offerta sarebbe venuta meno qualora l’Fitd non avesse concesso a Bper un periodo di esclusiva entro il prossimo 20 dicembre, o nel caso in cui le parti non avessero sottoscritto entro il prossimo 31 dicembre Un Memorandum of Understanding vincolante (MOU).

Questi paletti temporali sono stati rimossi, molto probabilmente per dare tempo alla stessa Bper di capire dove potrebbe raccogliere le risorse necessarie per assicurare che, prima del suo acquisto, Carige venga ricapitalizzata. “Nell’ambito dell’operazione – si leggeva nel comunicato del 14 dicembre scorso, con cui Bper ha proposto un deal in stile Intesa SanPaolo-banche venete, offrendo 1 euro per la quota detenuta sia dal primo azionista Fitd che dal secondo, Cassa centrale banche, -sono previsti: prima del Closing, un versamento in conto capitale da parte di Fitd di un importo pari ad Euro 1 miliardo in Carige funzionale a dotare quest’ultima delle risorse necessarie alla copertura” di diversi oneri, tra cui quelli dell’integrazione di Carige in Bper, e i costi di ristrutturazione. Tornando al perchè il Fondo non possa soddisfare il requisito della ricapitalizzazione di Carige per un ammontare di 1 miliardo è stato lo stesso Fitd a spiegare quanto stabilisce il suo statuto. In particolare l’articolo 35 dello statuto stabilisce che gli interventi preventivi di cui al presente articolo – ovvero quelli “volti a prevenire o superare lo stato di dissesto o di rischio di dissesto di una banca consorziata autorizzata in Italia”– “non possono superare complessivamente, in ciascuno esercizio, l’importo determinato nella misura del 50% delle contribuzioni versate nell’anno precedente”.

Il testo prosegue, sottolineando che, “in casi eccezionali, laddove sussistano esigenze di tutela dei depositantie al fine di assicurare la continuità delle funzioni essenziali, tenuto conto del ruolo svolto dalla banca nel contesto di riferimento e del potenziale impatto sulle altre consorziate, il Consiglio, su proposta del Comitato di gestione, può deliberare un incremento del limite di cui al comma 10 fino al 20% delle contribuzioni versate nell’anno precedente (..)”. Tradotto e applicato nel caso specifico in questione, l’iniezione di 1 miliardo è di per sé eccessiva, in quanto il 50% dei contributi che le banche italiane hanno versato al fondo, l’anno scorso, corrisponde a 500 milioni, esattamente la metà rispetto all’importo che Bper chiede.

Si potrebbe arrivare, in base a quanto recita lo statuto, fino a 700 milioni, 300 milioni in meno rispetto all’importo chiesto dalla banca modenese. Bper disposta ad accettare allora la somma massima che l’Fitd potrebbe accettare di iniettare in Carige?

Forse sì, nel caso in cui entrasse in gioco il tesoretto di Stato sfornato dal governo Draghi pro M&A. Nel sottolineare la sua fiducia nel margine di trattativa tra Carige e il Fondo, giorni fa Equita SIM ha calcolato, di fatto, che “aggiungendo ai 650 miloni del Fitd la conversione di 320 milioni di DTA (post effetto fiscale), riteniamo che ci sia spazio per coprire i costi di ristrutturazione-integrazione, con un CET1 che dovrebbe mantenersi tra il 13%-13.5% (13,7% al terzo trimestre del 2021 di Bper, pre ulteriore derisking e impatto costi di uscita del personale) e un NPE Ratio inferiore al 5%”.

E oggi La Repubblica riporta che, “secondo le note di diversi analisti, tra cui Equita, Kepler Cheuvrex e Barclays, i margini per trattare ci sarebbero, perché nei loro calcoli un’iniezione di capitale sui 6-700 milioni, unita a 360 milioni di benefici, consentirebbe ai compratori di coprire i costi di ristrutturazione e integrazione, stimati in oltre mezzo miliardo (compresi esuberi per oltre un terzo dei 3.300 bancari Carige), senza intaccare l’impatto positivo sugli utili del polo nascente”.