Banche, Fabi lancia alert: “meno credito e più prodotti finanziari”. Consulenza giocherà ruolo sempre più chiave

10 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

All’indomani degli annunci della Banca centrale europea (Bce) che dopo oltre 10 anni si prepara a porre definitivamente fine alla lunga era di politica monetaria non convenzionale restano in primissimo piano le banche, tra cui quelle italiane, che hanno dovuto fare i conti con un nuovo contesto per il quale hanno rivisto i modelli di business e hanno di fatto cambiato pelle. In che direzione? Una risposta arriva dalla recente analisi condotta dalla Fabi, il sindacato dei bancari italiani, che si è concentrata sui ricavi del settore bancario.

Meno credito, più prodotti finanziari venduti alla clientela: la fotografia della Fabi
Una evidente ritirata dal credito alle famiglie e alle imprese, con un radar puntato più sui prodotti finanziari: si allarga e vistosamente la forbice tra i due principali ambiti di attività del settore bancario italiano, con le agenzie che Fabi paragona “a negozi finanziari”. Ma cosa raccontano i ricavi del settore bancario italiano nel 2021? La Fabi sottolinea che si tratta di “un bilancio complessivo a due facce che dimostra il cambio di pelle già avviato negli ultimi anni: più utili dalla vendita prodotti e servizi finanziari e assicurativi, sempre meno proventi derivanti da attività di intermediazione creditizia a famiglie e imprese”.

Nel 2021, sul totale di 82 miliardi di euro di ricavi, quelli legati alle commissioni hanno raggiunto il 53,6% (pari a 44 miliardi) del totale, rispetto al 46,4% (pari a 38 miliardi) dei proventi riconducibili ai finanziamenti concessi a imprese e famiglie. L’evoluzione delle banche italiane emerge dalla fotografia che la Fabi scatta, con una dettagliata ricerca sui ricavi del settore. In particolare, nel 2020, il distacco era stato inferiore a un punto percentuale (50,4% contro 49,6%): 39,5 miliardi contro 38,7 miliardi. Il divario tra commissioni e prestiti è passato, in soli 12 mesi, da 688 milioni a 5,8 miliardi. In termini percentuali, il distacco è passato da meno di un punto a oltre sette punti percentuali.

Sileoni e la concorrenza delle big del web
“I nostri dati ci consentono di fare diverse considerazioni. La prima è che le banche, ormai, stanno rinunciando a fare credito e questo dipende principalmente dal fatto che i prestiti rappresentano un’attività poco profittevole e sempre più complessa, soprattutto a causa delle stringenti regole della Banca centrale europea che non vuole i bilanci appesantiti da nuove sofferenze; insomma, molti costi e tanti rischi, ma poca redditività. Di qui la scelta di spostare l’attenzione, progressivamente, sulla vendita di prodotti finanziari e assicurativi, ambito nel quale i rischi sono di fatto ridotti a zero, ma i ritorni economici, invece, sono assai importanti. La seconda considerazione deriva dagli effetti, a mio avviso pericolosi, derivanti dall’ingresso di grandi operatori di internet nel mercato e nel business delle stesse banche”, ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che chiude con un affondo: “Se i giganti del web eroderanno quote di mercato alle banche, quest’ultime punteranno sempre di più sulla vendita di prodotti finanziari. Il rischio è che le banche non svolgeranno più quell’importante ruolo sociale di un tempo e i danni li toccheremo con mano sui territori”.

Secondo Fabi, la possibile ricetta futura sul fronte dei ricavi potrebbe passare per la risalita attesa dei tassi e per un sempre imponente ruolo del wealth e asset management, ambito nel quale la consulenza richiederà competenze ampie, diversificate e valorizzate perché l’obiettivo non sarà la sola gestione del risparmio bensì l’impiego delle masse liquide accumulate sui conti correnti, in investimenti sempre più redditizi e durevoli nel tempo.