Apple, Cook: “tempi d’oro non sono passati”, uno smartphone per ciascun abitante del pianeta

19 Agosto 2016, di Alberto Battaglia

“Gli smartphone sono ancora una categoria di prodotto straordinaria, e non solo per questo trimestre, per quest’anno o per i prossimi anni. Non voglio che qualcuno creda a questa storia de ‘i tempi d’oro sono passati’ ”: così Tim Cook, ad di Apple, ha voluto liquidare nella sua ultima intervista quanti si siano detti critici sulle prospettive future della Mela, i cui redditi dipendono in larga parte dal suo iPhone, che opera in un mercato che alcuni temono vicino alla saturazione.
“Nel 2010 hanno detto che avevamo raggiunto il picco, poi è diventato il 2011. Siamo arrivati a 60 miliardi di dollari di ricavi e dicevano che più di così non si poteva crescere”, spiega Cook, “Beh, l’anno scorso abbiamo fatto 230 miliardi. Sì, quest’anno siamo calati un po’. Non è che tutti gli anni si cresce, sapete”.
Cook ha poi tirato fuori gli artigli in risposta alle provocazioni sulle pratiche fiscali dell’azienda, che mantiene larghi profitti in Irlanda:

“Il denaro in Irlanda a cui si riferisce è probabilmente denaro che è soggetto alla tassazione americana. La legislazione fiscale al momento dice che possiamo tenerlo in Irlanda o riportarlo indietro. E nel momento in cui lo riportassimo indietro, ci pagheremmo sopra il 35% di tasse federali e una media ponderata delle tasse degli Stati in cui siamo presenti, che è circa il 5%, quindi diciamo il 40%. Abbiamo detto che al 40% di aliquota non intendiamo riportarlo indietro, perché è un’aliquota iniqua. Su questo non c’è discussione. È legale o non è legale farlo? È legale farlo. È la legislazione fiscale vigente. Non è questione di essere o non essere patriottici. Non è che più paghi più sei patriottico”.