Anche la Borsa Usa paga crisi Italia: premiati invece Treasuries e altri beni rifugio
Al ritorno dalle festività i trader rialzisti di Wall Street trovano ad accoglierli cattive sorprese. Anche in Usa, per via del caos istituzionale in Italia, gli investitori preferiscono non correre rischi e rifugiarsi nei beni considerati sicuri come franchi svizzeri e oro. I mercati subiscono anche oggi come ieri cali pesanti. La paura è che le elezioni anticipate possano trasformarsi in un referendum de facto sull’euro. Gli indici di Borsa cedono mezzo punto percentuale circa.
I prezzi dei Treasuries Usa, considerati bene rifugio di capitali in tempi di nervosismo e incertezza, stanno crescendo, mentre i rendimenti sono calati ai minimi da inizio aprile al 2,8477%. I titoli bancari pagano la situazione. I rendimenti influenzano quanto le grandi banche ottengono sui soldi chiesti in prestito dai clienti. Citigroup, JP Morgan e Goldman Sachs cedono tra l’1,2% e l’1,6%.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo