Perché Netflix sprofonda a Wall Street (forse anche troppo)

21 Aprile 2021, di Alberto Battaglia

Il titolo Netflix è, in questo mercoledì pomeriggio, il titolo più venduto del listino S&P 500: il calo, intorno alle ore 19 italiane si attesta al 7,40%. Nell’after-hours di martedì le azioni del popolare servizio di streaming erano arrivate a perdere l’11%. Il timore degli investitori è che la crescita dei nuovi iscritti inferiore alle aspettative anticipi l’eventualità che Netflix sia vicina o abbia addirittura già raggiunto il suo “picco”.

Nel primo trimestre dell’anno la società ha aggiunto altri 4 milioni di iscritti, ovvero 2 milioni in meno rispetto alle sue stesse previsioni. Per la precisione: 3,98 milioni di utenti in più, contro i 6,2 milioni attesi (in questo caso dal consenso FactSet). Inoltre, la società ha previsto un rallentamento dei nuovi abbonati nel secondo trimestre dell’anno: la crescita scenderà a un milione. Ed è su questo rallentamento che l’attenzione degli investitori si è concentrata nelle ultime ore a Wall Street. Anche perché è facile immaginare che, con le progressive riaperture, l’attrattiva dell’intrattenimento da salotto andrà a diminuire.

Difficile, però, immaginare che nel dopo-Covid saranno in molti ad annullare l’abbonamento a Netflix. Secondo un sondaggio condotto negli Usa da Hub Entertainment fra febbraio e marzo solo il 4% degli intervistati ha dichiarato convintamente che non avrebbe rinnovato il suo abbonamento a Netflix dopo la pandemia, contro un netto 73% che si è espresso con decisione a favore del suo mantenimento. Solo gli utenti di Disney+, fra i competitor diretti, hanno dichiarato un attaccamento ancor superiore (77%).

Anche per queste ragioni la columnist di Bloomberg, Tara Lachapelle, ha sostenuto che la reazione dei mercati contro Netflix potrebbe essere stata esagerata.

Per i rialzisti sul titolo gli aspetti più importanti da considerare sono le previsioni della società sulla nuova accelerazione degli abbonati per la seconda metà dell’anno e l’aumento dei ricavi medi. Negli Usa e in Canada l’iscrizione costa 14,25 dollari al mese, ossia il 9% rispetto a un anno fa. E a rinforzare le aspettative di un secondo semestre roseo ci sarà l’offerta di film e spettacoli la cui uscita, a causa del Covid-19, è stata posticipati.