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Nasdaq: nonostante i massimi, l’hi-tech convince ancora. I settori su cui scommettere secondo gli analisti

Il Nasdaq ha chiuso ieri su un nuovo massimo storico (+0,37% a 21.879,49 punti), il suo secondo record consecutivo di chiusura, confermando la corsa del settore tecnologico Usa che da mesi guida Wall Street. Dall’inizio dell’anno l’indice è salito di oltre il 13% e, se si allarga lo sguardo al periodo successivo al lancio di ChatGPT, a fine 2022, il guadagno sfiora il raddoppio.

I driver della crescita

A sostenere il listino, secondo Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, sono due driver principali: da un lato le attese ormai consolidate di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, dall’altro la forza dei fondamentali legati all’intelligenza artificiale e alla tecnologia.

“Con un solido slancio degli utili nel settore tech e con i tagli dei tassi della Fed ormai imminenti, non riteniamo che valutazioni elevate siano un motivo per ridurre l’esposizione diversificata al settore” si legge nel Daily Comment della banca elvetica.

Il nodo delle valutazioni

Nuovi record sono arrivati ieri a Wall Street anche dall’indice S&P 500 e dal DJ. L’indice Dow Jones Industrial Average è salito dello 0,43% a 45.711,34 punti, superando il precedente record di chiusura registrato il 28 agosto. Mentre lo S&P 500 ha chiuso in rialzo di 17,52 punti a 6.512,61 punti (+11% da inizio anno).

In questo contesto, come prevedibile, l tema delle valutazioni resta centrale: l’S&P 500 viaggia intorno a 22,5 volte gli utili attesi, livello che lo colloca al novantanovesimo percentile delle valutazioni degli ultimi vent’anni. Eppure, osserva Haefele, la storia dimostra che un rapoorto  p/e elevato non basta da solo a determinare un’inversione di tendenza. In passato, come nel 1999 o nel 2021, il mercato ha continuato a salire grazie alla combinazione di crescita degli utili e politiche monetarie accomodanti.

Gli investitori, nota UBS, hanno ragione a interrogarsi sui prossimi catalizzatori in grado di alimentare il rally tecnologico. I dati mostrano che l’intelligenza artificiale continua a fungere da driver strutturale: i grandi gruppi hanno presentato risultati trimestrali solidi, con l’81% delle società dell’S&P 500 sopra le attese, mentre il cloud ha registrato una crescita superiore al 25% su base annua.

Un segnale ulteriore arriva dal lato hardware: Broadcom ha annunciato un ordine da 10 miliardi di dollari per nuovi chip AI, confermando come la spesa per infrastrutture legate all’intelligenza artificiale rimanga sostenuta.

I comparti su cui puntare

Complessivamente, UBS ritiene dunque che i rischi al momento siano gestibili. La stagionalità negativa di settembre potrebbe essere mitigata dagli investimenti record nel comparto tecnologico e dal prossimo allentamento della Fed. Sul fronte regolatorio, recenti sentenze antitrust hanno alleggerito la pressione sui big tech statunitensi.

Per gli investitori, la strategia suggerita da Haefele è chiara: approfittare della volatilità di breve periodo per incrementare l’esposizione al tema AI, privilegiando comparti difensivi come software e Internet, e bilanciando l’allocazione su panieri con diversa sensibilità all’intelligenza artificiale.

Guardando oltre l’orizzonte immediato, UBS stima ulteriori margini di rialzo per l’azionario Usa: target S&P 500 a 6.600 punti a fine 2025 e 6.800 a metà 2026.
Non solo: opportunità emergono anche in Cina, dove il settore tech beneficia della spinta all’ottimizzazione dei modelli AI e alla localizzazione della produzione di semiconduttori.

Il rally del Nasdaq, insomma, appare sostenuto da basi più solide di quanto indichino i numeri delle valutazioni. Per ora, l’intelligenza artificiale continua a essere la leva capace di guidare il sentiment degli investitori e la traiettoria di Wall Street.