Napolitano teme rivolte, ma non ha soluzioni

18 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nell’ennesima giornata di disagi a Roma, presa d’assalto dal movimento dei Forconi, rimbomba il monito del presidente Giorgio Napolitano, che ieri ha avvertito del pericolo di “rivolte e tensioni sociali diffuse” nel 2014.

Se la continua crisi, scandita da una recessione lunga due anni, dovesse perdurare, le persone che vivono ai margini potrebbero essere spinte a una “protesta indiscriminata e violenta, uno sbandamento sterile verso l’opposizione totale”.

In un paese che non ha mai vissuto rivoluzioni intestine, al contrario di Francia o altri paesi che si sono conquistati l’indipendenza, prima o poi il livello di sopportazione della popolazione potrebbe scoppiare.

Migliaia di aziende sono sull’orlo del collasso. Masse ingenti di lavoratori rischiano di perdere il lavoro o sono già stati esodati. Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 40% e c’è il pericolo che tutti questi fattori portino a un’alienazione.

Le rivolte viste negli ultimi anni dei Paesi del Nord Africa o del Medioriente hanno visto come protagonisti i più giovani e affamati.

Oggi a Roma per evitare il rischio di disordini derivanti dalle proteste del Movimento antieuropeo del “9 dicembre” verranno mobiltati circa 2.000 uomini delle forze dell’ordine e, fino al 20 dicembre il prefetto Giuseppe Pecoraro ha vietato l’assembramento di Tir vicino ai caselli autostradali e anche la circolazione dei mezzi pesanti che non trasportano merci.

Sono previsti disagi per i cittadini della capitale, con strade chiuse al traffico e bus deviati.

Ma qual è la risposta di Napolitano a tutto ciò? Nessuna. In Italia circola una moneta sopravvalutata del 20% o forse più rispetto a quanto dovrebbe. Roma è intrappolata in un sistema monetario da Anni 30, mentre la stretta creditizia non dà respiro a famiglie e imprese e si avvicina lo spettro della deflazione.

Il colmo è che l’organizzazione vincitrice del Nobel per la Pace l’anno scorso potrebbe essere la regione dove scoppierà la prossima guerra globale.