Mutui, 1 famiglia su 4 è in ritardo nel pagare le rate

23 Giugno 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – L’Italia, si sa, è un paese di risparmiatori e di proprietari di casa. In quest’ottica devono fare riflettere gli ultimi dati pubblicati da Nomisma, secondo cui ben un quarto delle famiglie è indietro nel pagamento delle rate del mutuo. Il risultato, il principale di uno studio realizzato dalla società bolognese che ha cercato di fare una panoramica sulla situazione delle famiglie italiane nell’anno in corso, è preoccupante.

Il fenomeno si spiega facendo una serie di considerazioni. L’Italia è uno tra i paesi Ocse in cui maggiormente i redditi dei figli sono correlati a quelli dei genitori. Anche le città e i territori sperimentano processi di polarizzazione determinati soprattutto dalle capacità delle realtà urbane di essere attrattive.

Questo trova conferma nel “fenomeno di dimensioni epocali” che vede un’ampia percentuale di studenti delle scuole secondarie che vorrebbero vivere all’estero: il 42,6% del totale dei ragazzi di cittadinanza italiana e il 46,5% dei ragazzi di cittadinanza straniera.

Le condizioni economiche delle famiglie sono state modeste negli ultimi tempi, ma come già osservato dall’Istat nella prima parte del 2016 sembra essere aumentata la consapevolezza delle fragilità del sistema paese e della transitorietà di alcuni innegabili segnali positivi registrati nell’ultimo anno (dalla caduta dei prezzi delle materie prime a quello degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni).

Questa consapevolezza e il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie sono certificati – seppure in maniera tutt’altro che marcata – dall’aumento del numero medio di persone che all`interno dei nuclei percepiscono un reddito. Il quadro generale che ne esce del mercato immobiliare, tuttavia, non si può certo definire confortante.

Acquisti di case congelati

Detto questo, il clima che Nomisma rileva è di sostanziale “congelamento”, con un rallentamento delle intenzioni di acquisto della casa – in particolare come bene di investimento – e con un incremento della percentuale di famiglie che non riescono a risparmiare (passate da 31,9% a 37%). In definitiva, il lieve miglioramento dal punto di vista reddituale finisce per alimentare i consumi a scapito del risparmio e di scelte di investimento di medio-lungo termine.

Pur in presenza di un aumento delle compravendite immobiliari nel 2015 (+6,5% rispetto al 2014) e nel primo trimestre 2016 (+20,6% rispetto al primo trimestre 2015), l`indagine restituisce un parziale “raffreddamento” delle intenzioni d`acquisto di abitazioni dichiarate all`inizio del 2016, dopo l`entusiasmo espresso nel 2015 (le famiglie interessate sono passate dal 12,2% all`8,8%). Ciò si estrinseca in un parziale “raffreddamento” delle intenzioni di acquisto di abitazioni registrato nel 2016 rispetto a quello che viene chiamato “entusiasmo” manifestato nel 2015 (8,8% rispetto al 12,2%).

È sufficiente a guardare alla percentuale di nuclei familiari che invece esprimono “un`intenzione di acquisto nei prossimi mesi”, che è scesa dall’8,8% al 5,5%. Una riduzione di domanda potenziale – da 2,5 a 2 milioni di famiglie – dovuta dalla mancanza di condizioni finanziarie prospettiche adeguate.

Famiglie sempre più dipendenti dai mutui

Non è un caso che nel 2016 la domanda residenziale sia massicciamente rappresentata da una componente di acquisto di seconda casa per uso familiare. È quindi evidente che questo stia avvenendo grazie al supporto che le famiglie di origine garantiscono ai figli, superando così il gap che rende difficile per la gran parte dei giovani nuclei affrontare l’investimento per l’acquisto di una abitazione.

Nomisma registra inoltre un aumento rispetto alla dipendenza delle famiglie da mutui, domanda solo parzialmente assecondata dal mondo bancario. A questo proposito la rete familiare continua a svolgere un ruolo estremamente rilevante per colmare i bisogni sociali e finanziari delle nuove generazioni. Considerando sempre i mutui un quadro di fragilità si denota anche rispetto ai pagamenti in essere: nel corso di un anno si è passati dal 14,4% al 22,8% di famiglie che dichiarano difficoltà a far fronte al mutuo. Quasi una famiglia su quattro con un potenziale aumento di stock di sofferenze bancarie (i cosiddetti non performing loans), dopo che per anni la capacità di tenuta su questo fronte era stata nettamente superiore a quella delle imprese.

L’interesse da parte dei nuclei familiare nei confronti della casa rimane forte, ma con un approccio più “presentista” sia sull’acquisto, sia sulle ristrutturazioni di un’abitazione. Percezione di transitorietà dei fattori positivi che hanno accresciuto il reddito disponibile nell’ultimo anno non consente alle famiglie di costruire scelte di investimento su un orizzonte temporale lungo, inducendole al più verso la rinegoziazione del mutuo o verso il mercato delle riqualificazioni.

L’anno scorso gli acquisti di case hanno riguardato 1,8% del totale delle famiglie italiane (464mila). La cifra è sostanzialmente in linea con i due anni precedenti, seppur in virtù di un aumento di seconde case per uso del nucleo familiare plausibilmente per far fronte ai bisogni delle nuove generazioni. Il dato relativo alla domanda potenziale di seconde case per uso familiare è nell’ordine del 48,6% rispetto al 35,4% del 2015.

Le difficoltà incontrata dalle famiglie nel sostenere spese di importo considerevole si riflette anche sulle volontà di ristrutturare la casa l’anno prossimo: Nomisma evidenzia come solo una famiglia su quattro intende procedere con investimenti di ristrutturazione e di queste il 40% dichiara che ricorrerà a un prestito bancario per sostenere l’investimento.

Nell’opinione dell’Istituto bolognese questa situazione dovrebbe indurre il mondo dell’industria e della finanza a offrire prodotti e liquidità per alimentare un potenziale mercato non pienamente concretizzato. Un dato interessante riguarda la contrazione della componente di investimento, passata dal 16,1% del 2015 all`8,2% del 2016, a favore di motivazioni di acquisto “prima casa” o “seconda casa ad uso del nucleo familiare”.

I nuclei familiari interessati ad acquistare una casa si sono ridotti nell’ultimo anno di circa 500 mila unità, passando da 2,5 a 2 milioni. La propensione all`acquisto di un`abitazione nei prossimi mesi è più marcata tra i nuclei a reddito medio basso e più vulnerabili dal punto di vista finanziario.

Quanto alla componente di domanda di mutuo non soddisfatta, il 73% delle domande non accolte riguarda la mancanza di garanzie sufficienti. Le domande respinte riguardano anche i rifiuti che le banche compiono a livello informale ancor prima di aprire un`istruttoria. La domanda non accolta riguarda in particolare i genitori singoli con figli (7,6% della categoria) e nuclei numerosi (6,1% della categoria) con disponibilità economiche esigue.

Gli impieghi finanziari riguardanti l`investimento immobiliare indiretto coinvolgono il 44,9% dei nuclei (oltre 11 milioni di famiglie) ma solo il 2,9% di essi (pari a più di 740mila famiglie) dichiara di essere in possesso di prodotti finanziari legati al settore come ad esempio società immobiliari o quote fondi.