Multinazionali: effetto Amazon spaventa banche centrali

27 Agosto 2018, di Alessandra Caparello

Negli ultimi decenni nell’economia globale si sono verificati due “fatti” importanti e sconvolgenti: primo che le industrie sono dominate da una manciata di aziende di straordinario successo e secondo che i salari, l’inflazione e la crescita sono rimasti bassi.

Molti analisti ed economisti sono sempre più convinti del fatto che si assiste ad una crescente concentrazione del potere di poche grandi imprese che ha finito per confondere e sopraffare addirittura le banche centrali. Di questo si è parlato in occasione di un simposio annuale nel Grand Tetons che ha visto la partecipazione di governatori delle banche centrali americani.

Argomento principale l’effetto Amazon sulle decisioni di politica economica. Cosa significa? L’avvento del web ha trasformato radicalmente le nostre abitudini di consumo e a livello macro questa trasformazione delle abitudini di consumo legata a internet ha avuto come effetto quello di generare una forte pressione al ribasso sui prezzi al consumo. Una spinta deflattiva che secondo alcuni economisti sarebbe una delle ragioni per cui, nonostante lo stimolo monetario messo in atto dalle maggiori banche centrali in tutto il mondo nei mesi scorsi, non ha prodotto ancora quella significativa ripresa dell’inflazione tanto attesa nelle economie globali.

Secondo vai studi tra cui quello di un economista di Harvard Albert Horse gli algoritmi utilizzati da Amazon e da altri rivenditori online, con i loro prezzi costantemente in grado di cambiare, potrebbero comportare maggiori fluttuazioni dell’inflazione complessiva in caso di oscillazioni dei valori valutari o di altri shock. I rivenditori fisici tendono ad essere lenti a cambiare i prezzi mentre quelli online sono in grado di riflettere i prezzi in modo quasi istantaneo.

“L’implicazione maggiore di ciò è che i prezzi al dettaglio stanno diventando meno ‘isolati’ da questi comuni shock a livello nazionale. I prezzi del carburante, le fluttuazioni dei tassi di cambio o qualsiasi altra forza che incide sui costi che possono entrare negli algoritmi di prezzo utilizzati da queste aziende hanno maggiori probabilità di avere un impatto più rapido e più ampio sui prezzi al dettaglio rispetto al passato.”

Non è certo un caso quindi che i banchieri centrali stiano diventando fermi oppositori del potere delle multinazionali.