MPS pecora nera a Piazza Affari, ma opere d’arte sono salve

29 Marzo 2018, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Tornata in Borsa dopo la nazionalizzazione ora la banca più antica del mondo, Monte dei Paschi scivola sul fondo del listino azionario. Un crollo che ha costretto la banca a dover sottolineare che non ci sono in programma nuovi aumenti di capitale e che il piano di ristrutturazione al 2021 concordato con le autorità europee “procede secondo le tempistiche”, compresa la parte su “riduzione dei crediti deteriorati e iniziative di contenimento dei costi”. Pesano sul titolo della banca le richieste danni per oltre 2 miliardi da parte di ex soci e la perdita di 200 mila clienti nel 2017 emersi dal bilancio appena pubblicato.

In tutto questo trambusto almeno una buona notizia trapela e riguarda gran parte dell’immensa collezione d’arte della banca, circa 30 mila pezzi che di fatto non potrà essere venduta nonostante il diktat della Commissione europea di fare cassa vendendo tutto il patrimonio artistico. La salvezza arriva dal cosiddetto vincolo di pertinenzialità, un procedimento avviato dalla Soprintendenza di Siena per far vincolare dal Mibact, il Ministero dei beni culturali le opere d’arte della banca ai palazzi storici in cui si trovano. I palazzi in questione sono Palazzo Salimbeni, Palazzo Spannocchi e Palazzo Tantucci.
Una notizia accolta con entusiasmo dal Movimento 5 Stelle, il cui Presidente del gruppo consiliare in Toscana, Giacomo Giannarelli, ricorda che la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale ha rinnovato il vincolo come ‘collezione indivisibile e pertinenziale’ delle opere della collezione Chigi Saracini nel Palazzo omonimo in Siena ed è stato avviato l’iter analogo per le opere conservate nei due palazzi storici Salimbeni e Spannocchi”.

Ci sarà ancora più tranquillità solo dopo aver visto l’elenco degli immobili e delle opere d’arte site in Toscana che Monte Paschi di Siena voleva vendere, secondo il Piano di Ristrutturazione.