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Mps-Mediobanca, ultimo giorno per l’ops: soglia minima già in tasca, Siena punta al controllo

Oggi, lunedì 8 settembre, è l’ultimo giorno utile per gli azionisti di Mediobanca che intendono consegnare i titoli nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio e acquisto lanciata da Monte dei Paschi di Siena. L’operazione, che ha già superato la soglia minima necessaria, mira ora a un obiettivo più ambizioso: il 51% del capitale di Piazzetta Cuccia. Solo così Siena potrà esercitare il pieno controllo sul consiglio di amministrazione della storica banca d’affari milanese. In prospettiva, oltrepassare anche il livello del 66,7% spalancherebbe invece le porte a una fusione vera e propria.

Alla chiusura di venerdì, le adesioni si attestavano oltre il 45,8%. Decisivo è stato l’apporto della famiglia Doris, che tramite Finprog ha messo sul piatto quasi l’1% del capitale. Per convincere gli azionisti più scettici, Siena ha rilanciato: all’offerta originaria di 2,533 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca ha aggiunto 0,9 euro in contanti, trasformando l’ops in opas. Il valore unitario per azione è così salito a 16,334 euro, per un controvalore complessivo di circa 13,5 miliardi.

Le resistenze del cda di Piazzetta Cuccia

Nonostante il rilancio, il cda di Mediobanca è tornato nei giorni scorsi a bocciare l’offerta. Secondo i consiglieri, l’operazione resta “priva di razionale industriale” e “inadeguata” per gli azionisti, a causa dei rischi di dissinergie e di possibili distruzioni di valore. Una posizione ferma, che tuttavia non sembra destinata a invertire il corso della partita: con il 51% a portata di mano e la finestra di riapertura dal 16 al 22 settembre, Mps ha margini per consolidare la propria presa.

Sul medio periodo, Siena ha dichiarato di aver rinunciato a puntare al 66,7% del capitale, soglia che avrebbe garantito la possibilità di convocare un’assemblea straordinaria e accelerare i tempi della fusione. Ma tra gli addetti ai lavori resta il dubbio che, una volta chiuso il primo capitolo, la pressione per spingersi oltre tornerà in campo.

“Oggi si celebra il terzo polo bancario italiano – ha commentato Filippo Alloatti, Head of Financial Credit di Federated Hermes. “Subito dopo Intesa e UniCredit, si staglia sopra i cieli del Belpaese questo strano ircocervo da oltre 200 miliardi di euro di attivi, che combina la capillare rete nell’Italia centrale del Monte con il wealth management e la banca d’affari di Piazzetta Cuccia. Industrialmente più difficile da gestire per il pur bravo Lovaglio e la sua squadra che altre più tradizionali combinazioni come le ventilate, e ritratte, Unicredit più Banco BPM, o quest’ultimo col Monte. Tant’è che un management esterno prenderà le chiavi della macchina dagli uscenti Nagel e Co. I marziani a Piazza della Scala: sarà interessante vedere come i senesi saranno accolti sotto la Madonnina, da un establishment finanziario che li considera un pò esterni a certi circoli. A Trieste, sponda Generali, la bora si potrebbe presentare ben prima di ottobre, ma bisognerà conoscere le intenzioni del Cavalier Caltagirone. L’asse Trieste-Parigi sull’ asset management appare appeso a un filo”.

La governance in bilico: Nagel e Pagliaro pronti a lasciare

Il nodo immediato riguarda la governance. Secondo indiscrezioni stampa, a Piazzetta Cuccia si profila un cambio radicale, con l’amministratore delegato Alberto Nagel, il presidente Renato Pagliaro e l’intero cda pronti alle dimissioni. Una transizione che impone tempi stretti: il 18 settembre il consiglio si riunirà per approvare il bilancio e convocare l’assemblea per il 28 ottobre, data che fissa anche la deadline per il deposito delle liste (25 giorni prima).

Come spiega l’ANSA, la corsa ai nomi per il dopo-Nagel è già iniziata. Dalla rosa di candidati si è sfilato Mauro Micillo, responsabile Imi Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, che ha declinato l’offerta. Restano sul tavolo le ipotesi di Fabrizio Palermo, attuale ceo di Acea e consigliere di Generali nella lista Caltagirone, e di Marco Morelli, già alla guida di Mps e oggi presidente di Bnp Paribas Asset Management. Per la presidenza, i riflettori sono puntati su Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia oggi in Jp Morgan, e su Luigi De Vecchi, banchiere di Citi. Un puzzle complesso che dovrà comporsi rapidamente per rispondere anche alle richieste di chiarezza avanzate dalla Bce.

Un passaggio storico per il credito italiano

“Con questa operazione – ha commentato Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi – Mps si appresta ad affrontare la seconda fase, che è quella più importante: restare con Mediobanca o cercare un’aggregazione più ampia”.

Secondo  indiscrezioni di stampa tuttavia l’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna si starebbe già muovendo, insieme al suo maggior azionista, Credit Agricole, per verificare la possibilità di convolare a nozze.

Con la chiusura odierna dell’offerta, Mps si gioca una delle partite più importanti della sua lunga storia. Da banca salvata più volte dallo Stato a player protagonista di un’operazione di sistema, l’istituto senese prova a rilanciare il proprio ruolo nel credito nazionale. Mediobanca, dal canto suo, si trova a vivere una transizione inedita, con il rischio di perdere il baricentro che per decenni ne ha caratterizzato il profilo indipendente. Il risiko è solo all’inizio.