Fonte: Getty
Oggi, 22 settembre, si chiude il periodo di riapertura dell’offerta pubblica di acquisto e scambio di Mps su Mediobanca. Venerdì l’operazione aveva già raggiunto il 70,48% del capitale, superando la soglia dei due terzi che consente alla banca senese di controllare l’assemblea straordinaria necessaria alla fusione. Restano esclusi dal conferimento i titoli acquistati in Borsa il 19 e lo stesso 22 settembre.
L’adesione inattesa dei vertici
Nelle ultime ore utili, anche i vertici storici di Mediobanca hanno deciso di aderire all’Opas di Mps. Secondo le comunicazioni di internal dealing diffuse venerdì sera, l’amministratore delegato Alberto Nagel ha conferito 364 mila azioni, il direttore generale Francesco Saverio Vinci 263 mila e il presidente Renato Pagliaro 100 mila, cui si aggiunge la vendita sul mercato di un ulteriore pacchetto di pari entità che gli ha fruttato circa 2,1 milioni di euro. Pagliaro, inoltre, ha messo a disposizione dell’offerta un milione di titoli complessivi, pari alla metà del suo pacchetto di performance share.
Una scelta che ha sorpreso più di un osservatore. Per mesi, infatti, i tre manager hanno osteggiato apertamente l’operazione, definendola “ostile”, “priva di razionale industriale e finanziario” e “distruttrice di valore”. Il consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia l’aveva respinta tre volte. Ora però, con l’offerta avviata verso un ampio successo e la prospettiva di benefici fiscali da 1,3 miliardi insieme a sinergie stimate in 700 milioni, Nagel, Pagliaro e Vinci hanno scelto di conferire una parte limitata delle proprie azioni.
Le motivazioni del cambio di giudizio
Non si tratta di un cambio di giudizio sull’operazione, sulla quale mantengono le loro riserve, quanto piuttosto di un calcolo di opportunità. I tre banchieri hanno guidato Mediobanca per quasi 25 anni, accumulando stock option e performance share per circa 140 milioni di euro. Negli ultimi mesi, approfittando delle quotazioni ai massimi, hanno monetizzato la gran parte dei loro pacchetti incassando oltre 89 milioni di euro complessivi, di cui 54 milioni per il solo Nagel. Secondo la Repubblica, al penultimo giorno utile hanno trasferito circa lo 0,1% del capitale Mediobanca, corrispondente a un valore di 12,6 milioni di euro. Una quota ridotta, che però li rende azionisti di Rocca Salimbeni e che potrebbe aumentare qualora decidessero di apportare anche le azioni residue, valutate circa 40 milioni.
La decisione va letta in chiave tattica: i tre ritengono che Mps, penalizzata dall’incertezza sulla buona riuscita della scalata, abbia sottoperformato rispetto al comparto bancario e possa ora recuperare terreno con l’integrazione e l’attivazione dei crediti fiscali. Una logica dunque più vicina al trading che non alla tradizionale postura austera di Piazzetta Cuccia.
Il conferimento arriva inoltre all’indomani delle dimissioni dei tre manager dal cda Mediobanca. Il prossimo 28 ottobre, l’assemblea convocata da Mps rinnoverà il vertice, chiudendo un ciclo di quasi un quarto di secolo e aprendo una nuova stagione in cui il peso di Siena sarà determinante nelle scelte strategiche.
Il Tesoro
Sul fronte politico, invece, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non lascia dubbi: “Abbiamo votato a favore in assemblea perché riteniamo che fosse un’operazione positiva”, ha dichiarato, sottolineando che il vero giudizio lo ha espresso il mercato con un’adesione “al di là di ogni aspettativa”.
Quanto al Tesoro, che con l’operazione scenderà dall’11,7% a circa il 5% del capitale, Giorgetti ha precisato: “Non avevamo il controllo prima, tanto meno ce l’abbiamo ora”, escludendo qualsiasi favoritismo a favore di Mps e dei suoi alleati industriali. Una posizione che contrasta con la lettura prevalente dentro Mediobanca, dove si attribuisce al sostegno del governo a Rocca Salimbeni, Caltagirone e Delfin un ruolo determinante nell’esito dell’offerta.
Le prossime tappe
Oggi, con la chiusura definitiva dell’Opas, sarà chiaro il risultato complessivo dell’operazione. Alla luce del 70,5% di adesioni già raccolte, il traguardo dell’80% sembra a portata di mano: in tal caso, il delisting di Mediobanca e la successiva fusione diventerebbero scenari quasi inevitabili, con la prospettiva di concentrare sotto il marchio Mediobanca le attività di investment banking, private banking e wealth management.
Sempre in settimana, il consiglio di amministrazione di Mps si riunirà per fare il punto sull’esito dell’offerta e per definire la lista dei candidati al nuovo board di Mediobanca, che dovrà essere depositata entro il 3 ottobre, in vista dell’assemblea del 28, a cui l’attuale cda si presenterà dimissionario. Domani, martedì 23 settembre, entrerà nel vivo il lavoro del comitato nomine, affiancato dall’advisor Korn Ferry.