Mps: aumento capitale in bilico. L’altro fattore che preoccupa

25 Agosto 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Mentre il piano per l’aumento di capitale di MPS traballa, JP Morgan e Mediobanca, che guidano il consorzio di pre garanzia per la ricapitalizzazione da 5 miliardi annunciata a luglio, stanno cercando un “anchor investor”, un investitore con credibilità internazionale “che metta sul piatto da solo una bella cifra per ridurre l’ammontare da chiedere al mercato”.

E’ quanto riporta il quotidiano la Repubblica, secondo cui sta iniziando a “serpeggiare scetticismo sul piano di ristrutturazione”, che passa attraverso una complessa cessione di 10,2 miliardi di crediti deteriorati netti da realizzare con il soccorso del fondo Atlante 2 e un prestito ponte da 6 miliardi della stessa Jp Morgan.

Lo scetticismo nasce dal fatto che, come fa notare il quotidiano, gli investitori che vogliono comprare titoli bancari hanno a disposizione molta scelta a prezzi concorrenziali, mentre le azioni Mps saranno offerte a un multiplo di circa 0,5 volte il patrimonio tangibile, livello a cui trattano istituti molto più solidi.

Da tutti questi fattori deriverebbero le “perplessità” e l’ipotetico piano B con l’intervento di un “socio forte” ancora da individuare. Non si può escludere, dunque, che alla fine scatti l’intervento pubblico.

La Repubblica affronta poi il nodo delle banche che partecipano appunto al processo di ricapitalizzazione:

“Al fianco di JP Morgan si sono poi schierate diverse altre banche, di cui l’ unica italiana è Mediobanca, come Credit Suisse, Deutsche Bank, Bofa Merrill Lynch e Santander, tutte quante accorse al capezzale del Monte nonostante l’ esito negativo degli ultimi stress test. Ebbene è ovvio che le banche, soprattutto quelle d’ affari, guadagnano con le commissioni, ma finora non era emersa la consistenza di queste commissioni che graveranno sulle casse del Monte. E si tratta di una cifra record per il mercato italiano. Si parla infatti di quasi 600 milioni di euro calcolando una “fee” del 4,75% per i 5 miliardi di aumento di capitale e del 6% all’ anno per il prestito ponte (bridge financing) da 6 miliardi. Ciò significa che se il prestito andrà avanti per due o tre anni vi saranno altri 350 o anche 700 milioni in più da dover pagare.

Sono cifre in grado di azzoppare la fragile redditività del Monte che oggi arriva a circa 500 milioni l’ anno e che non sarà facile far progredire visto l’ attuale livello dei tassi di interesse. Inoltre, tra i banchieri circola la voce che vi sia anche una commissione fissa (retainer) che spetterà alle banche anche se non riusciranno a concludere l’ operazione.