Movimento anti mafia “Ammazzateci tutti”: Sì a proposta M5S, venga sciolto Comune Roma

4 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Le milleduecento pagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma parlano chiaro: la criminalità organizzata al comune di Roma non solo si era infiltrata, ma controllava e condizionava l`operato di assessori, consiglieri e dirigenti pubblici. Ovunque in Italia, anche per molto meno di quanto accaduto a Roma, decine di comuni sono stati sciolti per condizionamento mafioso e/o di contiguità con le organizzazioni criminali”. Lo ha dichiarato, in una nota, il presidente nazionale del movimento antimafia `Ammazzateci tutti`, Aldo Pecora, facendo riferimento all’indagine `Mondo di mezzo` coordinata dal procuratore di Roma Pignatone e dal suo aggiunto Prestipino. Indagine che vede coinvolti diversi esponenti politici e la criminalità organizzata.

“Per questo motivocondividiamo e sottoscriviamo convintamente la richiesta di scioglimento di Roma Capitale avanzata nelle scorse ore da alcuni esponenti del Movimento 5 stelle”. (Lna)

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ROMA (WSI) – La disfatta di Roma Capitale nelle prime pagine dei giornali.

Le conseguenze dello scandalo di “Mafia Capitale” non si fanno attendere: Gianni Alemanno, ex sindaco Pdl indagato per associazione mafiosa, si autosospende dagli incarichi in Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, e il premier Matteo Renzi annuncia il commissariamento del Pd romano con Matteo Orfini. “Sono sconvolto – dice il premier – perché vedere una persona seria come il procuratore di Roma parlare di mafia mi colpisce molto. Vale per tutti il principio di presunzione di innocenza e il governo ha scelto Cantone per l’anticorruzione. Certe vicende fanno rabbia, serve una riflessione profonda, certo l’epicentro è l’amministrazione di Alemanno ma alcuni nel Pd romano non possono tirare un sospiro di sollievo”. Anche perchè ci sono un assessore e il presidente del Consiglio comunale indagati e dimissionari e altri esponenti sotto inchiesta.

Arriva la proposta Movimento 5 Stelle, che chiede al prefetto Giuseppe Pecoraro di sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose. In un articolo il Fatto Quotidiano spiega la fondatezza della richiesta, relativa allo scioglimento del Comune. Il riferimento è alla norma che è stata introdotta nel 1991, “e poi successivamente inserita nel testo unico sugli enti locali (267 del 2000), che ha portato, fino ad ora, allo scioglimento di oltre 250 enti locali”. Una norma che ha carattere preventivo ma che potrebbe contemplare anche il caso di Roma.

Scrive il Fatto: “La ratio della legge è chiara e punta a contrastare il condizionamento mafioso dell’ente e prevede lo scioglimento quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su ‘collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero su forme di condizionamento degli stessi’. Condizionamento che compromette l’imparzialità delle amministrazioni e il regolare funzionamento dei servizi a loro affidati. A Roma, quello che emerge dall’inchiesta, rientra perfettamente nella previsione di legge. Vediamo perché. I fatti riguardano la passata giunta Alemanno, ma quelli avvenuti con l’elezione del sindaco Ignazio Marino, totalmente estraneo all’indagine, sono sufficienti. La norma, infatti, non richiede il condizionamento o coinvolgimento del primo cittadino, basta quello di semplici consiglieri comunali”.

Il quotidiano scrive che è “emblematico il caso dell’attuale presidente del consiglio comunale Mirko Coratti, ex Udeur, oggi Pd, dimissionario perché indagato nella mega inchiesta. Secondo quanto riferisce al telefono Salvatore Buzzi, considerato ai vertici di mafia capitale, Coratti era a libro paga dell’organizzazione criminale: “Me so comprato Coratti” diceva Buzzi a telefono con un’erogazione di 10mila euro”. C’è anche un assessore finito nelle carte e indagato, si tratta di Danilo Ozzimo. Anche lui si è dimesso dichiarandosi estraneo ai fatti. Le dimissioni non annullano l’esigenza prevista dalla norma di chiarire il livello di condizionamento del civico consesso”.

E quindi i fondamenti giuridici per lo scioglimento del Comune sembrano davvero esistere. (Lna)