Morningstar: chi ci perde di più con ‘no deal’ Brexit

11 Dicembre 2018, di Alberto Battaglia

Mentre il voto parlamentare sul Brexit deal è stato rinviato a data da destinarsi, Morningstar ha indagato sulle conseguenze economiche di un’uscita dall’Ue priva dell’appoggio dell’accordo. L’analisi ha rivelato i settori che ne farebbero maggiormente le spese: quello bancario, automobilistico, l’aeronautica e i supermercati.
Sarebbe però il mondo dell’auto il più colpito in assoluto, secondo Morningstar:

“L’industria automobilistica britannica è altamente integrata con l’Ue, compresa la produzione di veicoli e la produzione di componenti”, si legge nella nota della società, “la ragione per la quale le case automobilistiche stanno considerando le chiusure di stabilimenti britannici come un’opzione strategica non è solo per via del volume delle esportazioni verso l’Ue; è anche perché le loro catene di approvvigionamento sono integrate con l’Ue”.

Appare certo che in caso di no deal Brexit il prezzo delle vetture aumenterà, siano esse prodotte nel Regno Unito o nell’Unione Europea. Detto questo, secondo Morningstar, “nell’attuale ambiente macro, il mercato ha eccessivamente scontato diversi titoli” temendo il peggio. Fra questi ad esempio ci sarebbe il titolo Bmw “scontato del 31% rispetto alla valutazione” di Morningstar.
Per quanto riguarda i supermercati, come Wm Morrison, Sainsburys e Tesco, “faranno fatica a trasmettere le pressioni sui costi alimentari ai consumatori”, suggerendo una riduzione dei margini per tali società.

 
Sul fronte bancario “la nostra esposizione preferita va verso i giganti globali come HSBC e Banco Santander, dove crediamo che il mercato sconti spesso un impatto troppo forte da qualsiasi crisi ispirata dalla Brexit, data la loro esposizione relativamente modesta”. Fra i titoli di marca puramente britannica, Morningstar suggerisce Lloyds, “leader del mercato dei conti correnti” che fornisce una “base di fondi stabile e poco costosa che beneficerà di tassi di interesse più elevati”. Più critica la visione su Barclays, più esposta ai rischi Brexit, e Royal bank of Scotland.