Morgan Stanley: “mercato ribassista ha esaurito le forze”

5 Novembre 2018, di Daniele Chicca

Con i trader sempre più preoccupati sull’andamento futuro dei margini di profitto e degli utili aziendali, la notizia positiva a inizio novembre è che dopo gli sbandamenti di ottobre in Borsa, specie delle imprese a piccola e media capitalizzazione, e i dubbi sulla sostenibilità della crescita, ora il mercato azionario sembra essersi messo finalmente al riparo.

È per questo motivo che Morgan Stanley non si aspetta cali violenti e improvvisi a breve termine. Il chief economist della banca Michael Wilson è infatti convinto che il “mercato ribassista ha probabilmente esaurito le forze, o per lo meno ha finito la grossa parte del lavoro”.

Il fatto che i titoli Borsa scambino su valori sopravvalutati non basta da solo a spiegare la fase di ripiegamento degli ultimi tempi, ma il mese scorso ha offerto una scusa per vendere in momenti di incertezza. Quando il mercato ribassista è entrato in azione in ottobre, “il dolore è stato più intenso di quello che molti investitori si erano immaginati”.

Quando la divergenza tra titoli value e titoli growth si amplia così tanto come accaduto a ottobre, “il momentum ribassista si auto alimenta, finché non si esaurisce del tutto”. Le intemperie si sono manifestate “più tardi” di quanto aveva previsto l’economista, “ma quando si sono palesate, hanno assunto le sembianze di un uragano“.

La tempesta non è stata solo una conseguenza dell’incremento dei tassi Usa di settembre. Anche se i tassi a lungo termine più elevati sono stati uno dei catalizzatori fondamentali delle vendite nell’azionario, un’altra fonte di preoccupazione ha iniziato a tormentare le menti degli investitori.

“I trader hanno incominciato a mettere in dubbio il fatto che i margini riescano a rispettare le attese. Il mese scorso abbiamo analizzato il consensus per il 2019. L’incremento dei salari, dei costi dei trasporti, dei tassi di interesse e altri fattori non è destinato ad affievolirsi e questo alimenta il nostro scetticismo sulla capacità della maggior parte delle aziende quotate di trasferire questi costi al consumatore”.

Gli analisti di Morgan Stanley dicono che se assisteremo – come molti si attendono – a una decelerazione del Pil al 2,4%, ci sono forti chance di vedere un calo dei margini operativi l’anno prossimo. Questo si tradurrebbe in risultati societari dell’1% circa più bassi del consenso.

Si tratta di un dettaglio importante in chiave investimenti, perché ogni 100 punti base di discrepanza con le aspettative di mercato equivale a un calo del 7% dell’EPS per l’indice S&P 500“. Oltre alle difficoltà delle società a fare meglio delle aspettative, ovviamente c’è anche la fine del Quantitative Easing delle banche centrali che avrà un impatto sui mercati, ma più che sull’azionario in questo caso a essere influenzato seriamente sarà l’obbligazionario (vedi grafico).