Morgan Stanley: “economia mondiale in recessione, se Trump fa questo passo”

6 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

L’aumento delle tensioni tra Cina e Usa, oltre a mandare al tappeto i mercati azionari, rischia di spedire l’economia mondiale in fase di decrescita. E’ questo l’avvertimento lanciato da Morgan Stanley, secondo cui se il presidente Usa, Donald Trump, arriverà a imporre dazi del 25% su tutte le importazioni dalla Cina per 4-6 mesi, l’economia mondiale finirà in recessione già entro tre trimestri. Uno scenario che potrebbe essere favorito da peggioramento della fiducia delle imprese.

Giovedì scorso il presidente Usa, Donald Trump, ha inaspettatamente annunciato che dall’1 settembre prossimo Washington imporrà dazi del 10% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinese; andranno ad aggiungersi a quelli del 25% già in vigore su 250 miliardi di prodotti Made in China importati su suolo Usa.

Secondo Ahya, i nuovi dazi avranno un impatto sugli Usa maggiore rispetto a quelli fino ad ora imposti perché andranno a toccare i beni di consumo.

“Le tensioni commerciali hanno spinto la fiducia delle imprese e la crescita globale a livelli bassi che non si vedevano da anni”, ha aggiunto l’esperto. Stando ad Ahya, le banche centrali nel mondo (Fed e Bce incluse) saranno accomodanti ma le loro misure, “sebbene utili nel contenere i rischi al ribasso, non saranno sufficienti per sostenere una ripresa fino a quando le incertezze commerciali scompariranno”.

La crescita globale è stata del 3,6% nel 2018 e si prevede che aumenterà del 3,2% nel 2019, secondo le stime di luglio del Fondo monetario internazionale. Morgan Stanley definisce una recessione globale come quella in cui la crescita globale è inferiore al 2,5%.

Bank of America Merrill Lynch ha già segnalato il rischio che le tariffe salgano al 25%.

“Vediamo il rischio sostanziale che la tariffa del 10% possa essere aumentata al 25%. A quel punto avremmo tariffe del 25% su tutte le importazioni cinesi. Riteniamo inoltre che vi sia un alto rischio di tariffe sulle importazioni di auto e parti al di fuori del Nord America (con la probabile esenzione della Corea del Sud)”, hanno affermato gli economisti della BAML.