Moody’s: queste banche italiane rischiano se vince NO a referendum

14 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

Anche Moody’s avverte sulle conseguenze di una possibile vittoria del NO al referendum costituzionale in Italia, in calendario il prossimo 4 dicembre. L’agenzia di rating lancia un alert sull’impatto che il NO avrebbe, in particolare, sulle banche italiane, in particolare su Mps e Carige.

Così Carlo Gori, vice direttore generale e analista senior della divisione EMEA Banking di Moody’s.

La fiducia degli investitori verrebbe colpita (dalla vittoria del NO al referendum) e per le banche che hanno necessità di capitale ci sarebbe un rischio, anche se non tutti gli istituti hanno necessità immediate”.

In definitiva, secondo Gori, il rischio sarebbe rappresentato da una maggiore difficoltà a portare avanti le operazioni di aumento di capitale. Al momento, spiega:

“Ci sono quattro banche che sono un po’ più deboli: Banca Monte dei Paschi, Banca Carige, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza che, prima delle altre, dovrebbero ridurre i crediti deteriorati ricorrendo al mercato e questo dipende dalla fiducia degli investitori”.

Ovviamente, proprio il fattore fiducia potrebbe essere seriamente intaccato per Moody’s dalla vittoria del fronte del NO.

Gori sottolinea che: “il primo effetto del no sarebbe sulla fiducia degli investitori e sul valore di mercato delle banche, che potrebbe scendere ancora rispetto al valore contabile e rendere gli aumenti più difficili”.

Parla anche Edoardo Calandro, assistant vice president-analyst Emea banking di Moody’s.

Calandro afferma che il referendum potrebbe rendere il mercato più volatile e ostacolare il piano di ristrutturazione per Mps. Questo è il motivo per cui il rating è sotto revisione con direzione incerta, mentre invece non c’è nessun automatismo sulle decisioni del rating derivante dal referendum. “Il risultato del referendum è un ulteriore punto di analisi all’interno di una situazione più complessa”, precisa.

Calandro affronta anche il tema della fusione tra BP e BPM e avverte, a tal proposito, che nell’assemblea di domani di BPM, in cui l’operazione sarà sottoposta al voto degli azionisti, una eventuale vittoria del no alla fusione sarebbe un’occasione persa.

D’altronde non si tratta, sottolinea, di una operazione fatta per salvare un’altra banca: “vediamo la fusione positivamente e per questo abbiamo i rating delle due banche sotto esame per un upgrade”.