Moody’s smonta l’azione coordinata delle banche centrali

5 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Moody’s risponde con un secco no all’azione coordinata decisa da Fed, Bce e altre quattro banche centrali per ridurre il costo dei prestiti in dollari. Per l’agenzia di rating non è la ricetta magica per gli istituti dell’Eurozona. Nel loro outlook settimanale sul credito, gli esperti americani prendono le distanze da tale iniziativa.

Il motivo? “Queste operazioni avranno indubbiamente effetti positivi sul fronte del credito per tutte le banche coinvolte, in modo particolare per quelle dell’Eurozona che potranno beneficiare dall’accesso economico a una fonte stabile di fondi in dollari con requisiti collaterali poco costosi”.

Con un dettaglio importante però da non sottovalutare: “La liquidità delle banche centrali limita, ma non può eliminare gli effetti della crisi dell’Eurozona” e, in sostanza, “serve a prendere tempo”. Che la situazione sia in divenire è evidente. La Federal Reserve, insieme a 17 banche nazionali della zona euro, potrebbe contribuire a prestare al Fondo monetario internazionale fondi da utilizzare per aiutare eventuali Paesi in difficoltà per la crisi debitoria, ha ventilato nel fine settimana il Die Welt.

Il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, potrebbe discutere l’idea questa settimana quando sarà impegnato in una serie di incontri in Europa. Un attivismo che gli analisti di Moody’s però non apprezzano.

A loro avviso l’intervento si rivelerà positivo sul fronte del credito, solo se sarà in grado di mitigare le tensioni sui mercati e ridurre le preoccupazioni degli investitori circa le banche dell’Eurozona. E, in effetti, che la situazione sia tutt’altro che sotto controllo lo prova la corsa agli sportelli della Bce: i depositi overnight delle banche europee presso l’Eurotower sono aumentati venerdì scorso a 332,7 miliardi euro dai 313,8 miliardi del giorno prima. È il livello più alto dal 14 giugno 2010.

Mercoledì scorso la Bce, la Banca del Canada, la Banca centrale d’Inghilterra, la Banca del Giappone, la Fed e la Banca nazionale Svizzera, hanno annunciato ”azioni coordinate per migliorare la loro capacità di fornire sostegno alla liquidità del sistema finanziario globale”. Evidentemente per il mercato non è ancora abbastanza.