Monte dei Paschi, il governo nicchia. Soluzione spezzatino sempre più probabile

8 Luglio 2021, di Alberto Battaglia

Monte dei Paschi: il governo nicchia, soluzione spezzatino sempre più probabile

Nel perdurante silenzio sulle opzioni alternative, prende sempre più corpo l’ipotesi che il destino di Monte dei Paschi sia quello di uno smembramento delle sue attività che potrebbero essere rilevate da più istituti di credito.
Nei mesi scorsi era stata evidenziata la possibilità che Unicredit acquisisse le attività relative al Nord Italia, mentre Mediocredito aveva manifestato la sua disponibilità a rilevare il ramo meridionale.

La possibilità che Unicredit possa accettare l’acquisizione di tutta Mps e i suoi 20mila dipendenti sarebbe quella preferita dai sindacati e dal territorio toscano, ma sembra ormai chiaro che nessun incentivo finora adottato dal governo è stato sufficiente a sciogliere le reticenze del ceo Andrea Orcel.

Nel frattempo la banca senese ha fatto sapere, rispondendo alla richiesta di chiarimenti della Bce, che entro l’aprile del 2022 potrebbero essere necessari 2,5 miliardi di euro di aumento di capitale (operazione “solo ipotizzata e la cui attuazione è comunque soggetta all’approvazione da parte di Dg Comp e della Banca centrale europea per gli aspetti di competenza” e che “rappresenta un’opzione subordinata rispetto al perseguimento della ‘soluzione strutturale'”). Per il prossimo mese di aprile lo Stato dovrebbe aver già chiarito il suo piano di uscita dal capitale della banca.

Monte dei Paschi: soluzione spezzatino, il silenzio del governo

Certo è, però, che la quota del 64% che lo Stato italiano detiene in Mps dovrà essere dismessa entro la fine dell’anno per ottemperare agli accordi con la Commissione europea. A fine giugno con una lettera il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, preoccupato per la soluzione spezzatino del Monte dei Paschi, aveva chiesto delucidazioni al governo secondo quanto riportato dal Corriere di Siena:

“Vorremmo sapere se e quali siano le opinioni e le scelte del Governo probabilmente di concerto con l’Europa”, aveva scritto il primo cittadino di Siena, “sono state avviate trattative per modificare il piano di uscita dello Stato il cui termine finale, ad oggi, è alla fine del 2021?
Vi è un progetto strutturato per risarcire e indennizzare i tanti potenziali creditori, prima fra tutti la Fondazione Mps? Senza violare la riservatezza, ci sono trattative in corso per la cessione del Monte ad altra banca e se sì, quali sono le linee guida che il Governo intende applicare?”.

E le domande del sindaco sono proseguite oltre. Ma il ministero dell’Economia non ha fatto pervenire alcuna risposta, alimentando l’idea che uno sbocco chiaro, per la banca, ancora non c’è.

Non incoraggia certo l’interesse dei possibili compratori l’esito della gestione pubblica della banca, che dal 2017 al 2020 ha visto contrarsi i ricavi di quasi il 30%, da 4 a 2,9 miliardi di euro. Nel 2020 le perdite sono state pari 1,69 miliardi di euro. Dato che stride con il piano industriale 2017-2021 che aveva previsto, per l’anno in corso, il raggiungimento di un utile pari a 1,2 miliardi.