Minibond, come finanziare l’impresa con la finanza strutturata (VIDEO)

8 Luglio 2021, di Massimiliano Volpe

I minibond rappresentano sempre di più un’interessante alternativa al tradizionale canale bancario per finanziarie le Pmi. Ne abbiamo parlato con Francesca Novati e Alberto Canclini, partner di CA Advisory.

CA Advisory ha concluso da pochi giorni l’emissione di un nuovo minibond per Emiliana Conserve. Ci potete fornire alcuni dettagli di questa nuova emissione?

Emiliana Conserve lo scorso 30 giugno ha perfezionato, con il supporto di CA Advisory in qualità di advisor finanziario e dello studio legale Orrick, l’emissione di un sustainable minibond da 8 milioni di euro della durata di 72 mesi. L’operazione, garantita da Sace, ha l’obiettivo di favorire la crescita internazionale della società e sostenere nuovi investimenti destinati al raggiungimento di obiettivi ambiziosi in termini di sostenibilità e performance ESG. L’emissione prevede un meccanismo di aggiustamento del tasso di interesse al raggiungimento o meno di precisi target legati alla sostenibilità.

Inoltre è stato definito un interest rate swap ESG per poter mitigare il rischio di un incremento del tasso di interesse con un meccanismo di riduzione del tasso fisso in relazione a determinati obiettivi in termini di sostenibilità.

Per un’impresa quali sono i vantaggi nell’emettere dei minibond rispetto al tradizionale finanziamento bancario?

I vantaggi risiedono nella centralità del progetto che si vuole finanziare. Trattandosi di finanza strutturata richiedono la predisposizione di un piano industriale finanziario che porti alla verifica del piano di investimenti che verranno realizzati. Tutto questo rimette la finanza strutturata al centro dell’impresa con i suoi progetti. Inoltre i minibond consentono un’interessante diversificazione delle fonti di finanziamento, molto importante in un sistema, come quello italiano, in cui il mondo bancario gioca ancora un ruolo molto importante nel finanziamento delle Pmi.

Avere accesso a strumenti di finanza alternativa consente alle Pmi di ampliare la platea dei soggetti finanziatori cogliendo delle opportunità presenti oggi sul mercato o in prospettiva anche negli anni a venire.

Trattandosi di finanza strutturata, i minibond permettono anche una maggiore flessibilità e strutturazione del prestito che segue in modo più preciso i flussi finanziari generati dal piano di investimento rispetto al tradizionale credito bancario.

Da ultimo forniscono la possibilità di non vedere inserito il prestito obbligazionario nella centrale rischi e consente all’impresa di mantenere una riserva di liquidità per le esigenze di breve termine.

Sul fronte dei costi l’emissione di minobond non differisce sostanzialmente dal debito bancario tradizionale, pur offrendo una serie di possibilità che con i finanziamenti bancari sono preluse o limitate. La centralità del pricing dipende sempre dal merito creditizio che rappresenta lo spread che viene applicato dal tasso di riferimento, generalmente l’Euribor.

Rispetto a un finanziamento tradizionale ci sono da considerare anche i costi di strutturazione che si aggirano nell’ordine dell’1 – 2 % dell’ammontare del prestito, che però possono essere ammortizzati durante tutta la durata del prestito. C’è quindi una forte attenzione al merito creditizio dell’emittente che tuttavia, a seguito delle nuove normative Eba, sarà sempre più stringente anche per i tradizionali finanziamenti bancari.

Riteniamo pertanto che i vantaggi e i costi non esorbitanti possono fare dei minibond un’alternativa veramente perseguibile per il finanziamento delle Pmi.

Che tipo di impresa può ricorrere all’emissione di minibond e quali caratteristiche deve avere?

I minibond sono strumenti obbligazionari innovativi che possono essere collocati da intermediari finanziari o da piattaforme di crowdinvesting. La sottoscrizione è invece riserva ad investitori istituzionali o a soggetti qualificati.

I minibond consentono alle Pmi di reperire liquidità per finanziare piani di sviluppo, operazioni straordinarie o anche per favorire il turnaround dell’impresa e possono essere emessi anche da società non quotate.

Per emettere queste obbligazioni le Pmi devono avere un fatturato superiore ai 2 milioni di euro, un organico di almeno 10 dipendenti e presentare tre requisiti fondamentali: il primo è quello di avere un rating, un giudizio di merito dell’azienda sulla sua capacità di adempiere agli impegni sottostanti ai minibond, il secondo è quella di predisporre, anche con il supporto di consulenti specializzati come CA Advisory, un business plan del piano di investimenti che si vogliono finanziare con i minibond. In questo senso sono favoriti i piani che vogliono finanziarie l’internazionalizzazione dell’impresa o il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Infine le Pmi devono dotarsi di una governance evoluta in termini di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla dimensione e alla natura dell’impresa.

Da chi parte l’idea di emettere un minibond?

La spinta è molteplice e arriva da più fronti. Il primo è rappresentato dal mondo bancario visto che da più anni è in atto un processo di disintermediazione del credito. La banca si pone come sottoscrittore a fermo dei bond. I titoli rimangono sui libri delle banche, come dei finanziamenti, ma coinvolgono strutture diverse della banca, che può accedere a forme diverse di risorse per finanziare l’impresa. Le banche sono interessate a questi strumenti anche per fare fronte ad una regolamentazione bancaria sempre più stringente in termini di rischio di credito.

C’ è poi la spinta fornita dal regolatore che ha ampliato la platea delle aziende che possono emettere i minibond introducendo anche dei vantaggi fiscali.

Infine c’è l’interesse che arriva dalle imprese stesse che in questo modo possono disporre di strumenti finanziari più in linea con i piani di sviluppo, diventando allo stesso tempo anche uno strumento di comunicazione e di visibilità verso tutti i stakeholder.

Come si sta articolando il mercato dei minibond?

Il mercato dei minibond sta vivendo un momento molto interessante perché, oltre alle piattaforme di crowdfunding che consentono l’emissione anche di tagli molto piccoli per importi intorno al milione di euro, c’è un interesse crescente da parte degli istituti di credito a promuovere presso la loro clientela l’emissione di questi strumenti finanziari.

C’è poi un interesse crescente per l’emissione di bond settoriali, i cosiddetti basket bond, che raggruppano nell’emissione più emittenti e che servono a sostenere lo sviluppo di un comparto o un gruppo di imprese non legate formalmente fra di loro.

Ci sono poi i fondi di private debt che hanno un interesse, non solo verso aziende in fase di sviluppo ma anche verso aziende in fase di turnaround. In questo caso si parla di recovery bond studiati per sostenere piani di rilancio.

Forse la strada della finanza strutturata e dei minibond può aprire la strada ai mercati dei capitali, un percorso virtuoso per le Pmi interessate ad aprirsi al mercato dei capitali non solo per quanto riguarda la parte di debito ma anche quella di equity.

Oltre ai minibond, su quali altri attività è focalizzata CA Advisory?

CA Advisory, nell’ambito delle attività svolte da Costanzo & Associati, supporta le Pmi e le start up innovative nel cogliere le opportunità finanziarie e fiscali che questo status consente.

CA Advisory assiste gli imprenditori nella predisposizione di modelli di analisi e di reporting a supporto delle decisioni, fornisce assistenza per cogliere le opportunità offerte dai mercati finanziari sia per quanto riguarda il reperimento di risorse finanziarie a titolo di equity che di debito.

Infine svolge attività di due diligence e monitoraggio a supporto delle operazione di corporate e investment banking e di gestione della crisi finanziaria.

Per ulteriori informazioni circa l’attività di CA Advisory potete scrivere a info@costanzoeassociati.it