Mini flat tax: ora è meglio avere Partita Iva che essere dipendente

22 Agosto 2018, di Mariangela Tessa

Accantonata per ora l’ipotesi di una flat tax, il Governo ha optato per una versione piú light, quella ribattezzata dai media come “mini flat tax”, ovvero un’estensione del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, fino a 100 mila euro di “ricavi o compensi” l’anno.

La proposta di legge, depositata alla Camera qualche giorno fa dalla Lega e sottoscritta dal M5s, prevede un’aliquota unica al 15% e per le start up, fino a cinque anni dalla fondazione, del 5%. La copertura prevista è di 3,5 miliardi a partire dal 2019.

Quali i pro e contro del nuovo regime? Secondo i calcoli del commercialista Giuliano Mandolesi, pubblicati sul sito Startmag.it, con il nuovo regime fiscale:

“la stessa “quantità” di reddito, se percepita attraverso lavoro dipendente o lavoro autonomo/di impresa (a forfait), verrebbe tassata con modalità diametralmente opposte, una progressiva l’altra sostitutiva/piatta, generando una non trascurabile e forse ingiustificata differenza di carico fiscale”.

Un esempio:

Mentre infatti 100.000 euro erogati attraverso un contratto di lavoro dipendente sconterebbero una tassazione di € 36.170 più addizionali regionali e comunali, la stessa cifra realizzata da un professionista genererebbe imposte per 11.700 euro ed addirittura soli 3.900 euro in caso di nuova attività (con il 5%).

In pratica, il nuovo regime sarebbe addirittura più conveniente rispetto al canonico contratto di lavoro dipendente, al netto delle spese per l’assicurazione sanitaria o un fondo di pensione integrativo.

“La differenza di carico fiscale sopra indicata produrrebbe con tutta probabilità la trasformazione di posti di lavoro subordinati in improprie posizioni di lavoro autonomo (le false partite iva) per solo arbitraggio fiscale” spiega Mandolesi.