Minaccia Berlusconi: Election Day o faremo cadere il governo

4 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Le ultime da Arcore raccontano di Berlusconi tentato di candidarsi a premier alla guida del Pdl. È quello che gli hanno suggerito Gianni Letta, Denis Verdini e Niccolò Ghedini. «Se proprio vuoi candidarti – è stato la loro riflessione – non farlo con la nuova Forza Italia, non ti conviene fare un nuovo partito, riprenditi il Pdl. A quel punto chi potrebbe dirti di no?».

Per la verità sono in molti nel Pdl a non voler candidare Berlusconi, ma non avrebbero la forza di impedire una mossa del genere. Lo stesso Alfano non potrebbe evitarlo perchè ha sempre detto che se si candida il Cavaliere le primarie non sono necessarie. A quel punto il segretario sarebbe il primo a sostenere Berlusconi. Tutti dovrebbero farsene una ragione. E poi, se il Pdl dovesse perdere le elezioni, a perdere sarebbe l’ex premier, non il giovane Alfano.

Questa è l’ultima in ordine di tempo, suscettibile di cambiare nell’arco di ventiquattro ore o anche meno. Tra l’altro, la postilla a questa ipotesi è che il Pdl potrebbe cambiare nome e simbolo, ma questa è già il secondo tempo. Il primo riguarda la decisione dell’ex premier che domani potrebbe andare alla presentazione del libro di Bruno Vespa «Il palazzo e la piazza» e comunicare al mondo la sua mossa, far vedere il dinosauro che ha preparato in laboratorio.

Presenza confermata fino a ieri ma il Cavaliere ancora non ha sposato del tutto l’idea dei suoi consiglieri, ma è sicuramente in calo l’ipotesi di andare per la sua strada resuscitando la cara estinta Forza Italia. Non è da escludere che dia forfait a Vespa che sta tenendo la sua redazione pronta nel caso in cui l’ospite svelasse il mistero: pronti a fare una grande puntata di Porta a Porta con lo stesso Cavaliere in studio.

Difficile comunque che Berlusconi si presenti al Residence Ripetta per continuare a tergiversare, a dire e non dire. A questo punto dovrà spiegare se guiderà di nuovo il Pdl riveduto e corretto oppure lanciarsi nella nuova/vecchia avventura di Forza Italia.

Ci sarebbe anche la terza ipotesi: che non faccia né l’uno né l’altro, lasciandosi andare allo scoramento. Sì, perchè in diverse occasioni ha detto di sentirsi abbandonato da tutti «quei nani che ora si sentono dei giganti». Quei nani del Pdl che lui avrebbe trasformato in giganti, cioè in ministri, governatori, sindaci e che ora lo avrebbero tradito perchè non vogliono seguirlo.

Il cerino rimane tra le sue dita e sta bruciando: il Cavaliere non può più tergiversare, non può continuare a compulsare nevroticamente i sondaggi della Ghisleri, non può guardare e riguardare i bozzetti della nuova Forza Italia, un restyling che gli servirebbe a rinnovare il sogno dell’94. Alfano sabato il suo paletto lo ha messo: rinnovamento del Pdl sì, rottamarlo no.

E la maggioranza del partito è con il segretario. Ecco, adesso, la palla è sui piedi dell’ex premier. «Sta riflettendo», racconta La Russa, che ieri ci ha parlato. Hanno parlato anche dell’election day e Berlusconi vuole far cadere il governo se non ci sarà la data unica per Regionali e politiche. L’ex ministro della Difesa però gli ha fatto presente che non è così facile, che i gruppi parlamentari del Pdl non sono più controllabili. E poi il capo dello Stato, anche in caso di sfiducia al governo, non scioglierebbe il Parlamento se prima non si fa la legge elettorale. Tra l’altro, se si andasse a votare a febbraio anche per le politiche non ci sarebbe il tempo per stampare le schede elettorali.

Il Cavaliere non ha più molti margini di manovra e i «nani diventati giganti» chiedono che sia Alfano a sfidare Bersani (Formigoni) perchè una sua ricandidatura sarebbe «una scelta irrazionale» (Alemanno). C’è poi chi, come Osvaldo Napoli, che suggerisce di intestarsi l’agenda Monti accanto a Casini, Montezemolo e Riccardi. Esattamente l’opposto di ciò che Berlusconi vorrebbe fare: un centrodestra alternativo alla «palude centrista» (Bondi). Allora, incita la Biancofiore, Berlusconi butti a mare coloro che «non vogliono la sua candidatura, quelli che hanno beneficiato del suo consenso personale».

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