Milano, nuova sede Ema? Un miliardo e mezzo in ballo

20 Novembre 2017, di Mariangela Tessa

È una questione di poche ore. Nel pomeriggio di oggi Milano saprà se sarà il suo Pirellone ad accogliere nel 2019 l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Un “trasloco”, quello dell’Agenzia dei medicinali, risultato dell’abbandono della Ue dopo il referendum della Brexit.

A decidere sarà Bruxelles, che dovrà scegliere tra 19 città in lizza. Le altre 18 città europee che aspirano ad ospitare l’Agenzia dei medicinali e i suoi 900 dipendenti, con famiglie al seguito, sono Amsterdam, Atene, Barcellona, Bonn, Bratislava, Bucarest, Copenaghen, Dublino, Helsinki, Lilla, Porto, Sofia, Stoccolma, Malta, Vienna, Varsavia e Zagabria.  Vince la città che riuscirà a ottenere tre punti elettorali (su sei a disposizione di ciascuno Stato) da almeno 14 Stati su 27.

Una scelta difficile ma che non toglie speranza al capoluogo lombardo che ha ricevuto l’appoggio incondizionato e bipartisan di tutte le istituzioni italiane, dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio, dal dai gruppi di Maggioranza a quelli di Opposizione.

“E’ stato fatto un grande sforzo comune, ora incrociamo le dita” ha detto il sindaco Beppe Sala, che attenderà nel suo ufficio l’esito del voto di Bruxelles. “Se vinceremo nessuno farà a gara per prendersi il merito. Spero che, se non dovessimo farcela, qualcuno rimasto in panchina non critichi. Abbiamo fatto un grande lavoro”.

Sulla stessa linea, il presidente della Lombardia, Roberto Maroni:

“dopo quella di Expo quella per l’Ema un’altra importantissima sfida che ha visto le istituzioni impegnate in uno sforzo comune, e non succede spesso in Italia.L’Ema farebbe di Milano la capitale europea della medicina e della scienza”.

Attorno all’Agenzia del farmaco, che decide quali medicinali per uso umano e animale possono essere messi in commercio, ruotano molti soldi e prestigio: le stime parlano di un miliardo e mezzo di euro.

I criteri della selezione concordati dai 27 Stati membri sono: fornire garanzie che l’agenzia sia operativa nel momento in cui il Regno Unito lascerà l’Ue (per la precisione il 29 marzo del 2019, alle 23 ora di Londra, ndr); l’accessibilità della nuova sede (collegamento aerei e ferroviari); l’esistenza di scuole per i figli del personale e la disponibilità di alloggi adeguati sul territorio; l’accesso al mercato del lavoro e all’assistenza sanitaria per le famiglie del personale.