Merkel minaccia: Nato rafforzerà presenza al confine con la Russia

7 Luglio 2016, di Daniele Chicca

BERLINO (WSI) – Angela Merkel ha usato parole dure nei confronti di Putin e della sue – secondo l’Occidente – manie espansioniste nei paesi dell’ex blocco sovietico. Le esternazioni della leader della Germania, la prima potenza economica e politica europea, non lasceranno indifferenti le autorità del Cremlino.

Con il suo ruolo in Ucraina, la Russia ha violato il principio dell’inviolabilità dei confini, secondo quanto dichiarato dalla Cancelliera nell’informativa al Bundestag sul vertice Nato di Varsavia. Merkel ha accusato la Russia e il suo atteggiamento nel conflitto ucraino di essere responsabili della perdita di fiducia degli ultimi anni.

“Le azioni della Russia nella crisi ucraina ha profondamente turbato i nostri vicini orientali. Se la forza della legge e la sacralità dei confini sono oggetto di dispute verbali e pratiche, allora la fiducia nella Nato è persa. Questi paesi hanno bisogno di una chiara assicurazione da parte dell’Alleanza”.

Una rinforzata presenza della Nato nei Paesi Baltici e in Polonia è pertanto necessaria perché “non è sufficiente poter inviare velocemente le truppe in caso di emergenza, ma bisogna già essere presenti lì”, ha poi aggiunto Merkel di fronte al Bundestag.

La Cancelliera ha sottolineato più volte l’importanza “di segnalare una presenza” e ha descritto le misure della Nato come difensive. “La Germania contribuirà in maniera sostanziale a queste misure”, ha detto.

Merkel parla di legittima difesa e per farlo ha citato l’articolo 5 di intervento armato concertato della Nato, in cui si dice che un attacco militare contro uno o più stati membri, in Europa o nell’America settentrionale, “costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”.

Merkel ha inoltre insistito anche sulla necessità di proseguire il dialogo con Mosca “per sviluppare un rapporto durevole”, anche in riferimento alle molteplici sfide globali, fra cui terrorismo e immigrazione illegale e ha salutato con favore la ripresa dei colloqui Nato-Russia, da cui ci si aspetta anche la messa in pratica degli accordi di Minsk sull’Ucraina”.

Sanzioni costate 60,2 miliardi a export in Occidente

L’Ucraina non fa parte ufficialmente della Nato ma è uno dei paesi che fa parte della formula di pre-adesione. Al vertice di Varsavia di questo mese pare sia stata offerta al governo filo europeo di Kiev – salito al potere dopo un mezzo colpo di stato contro il precedente governo filo russo – la formula del “partenariato associato”. Con tale accordo di partnership, su una formula 28+2, l’Ucraina sarà ‘integrata’ nella NATO, ma per ora non ci sarà nessuna adesione formala.

Se c’è una cosa che il presidente russo Vladimir Putin teme più di tutte, più del crollo del rublo e del prezzo del petrolio, è l’allargamento dei confini dei paesi Nato. La Russia si sente sempre più accerchiata e finora ha sempre negato un suo coinvolgimento diretto nel conflitto nell’Est dell’Ucraina che vede scontrarsi i ribelli filo russi e le forze governative.

L’Occidente ha punito l’intraprendenza russa in Crimea, penisola che ha votato di tornare a fare parte della Russia con un referendum, e in Ucraina con una serie di sanzioni economiche che sono appena state rinnovate dalle autorità europee. Il problema (economico) è che le misure restrittive stanno recando danni all’export delle aziende e Stati europei, incluso il Made in Italy.

Il Centro francese di ricerche di Economia Internazionale (CEPII) ha stimato le perdite subite dall’export dei paesi occidentali dal 2014 a luglio 2015 a 60,2 miliardi di euro, sottolineando come la maggior parte delle perdite è legata alle misure coercitive intraprese dall’Occidente e non alle contro sanzioni di risposta della Russia.