Mercato: come e quando avvicinarsi alla via d’uscita

13 Dicembre 2017, di Daniele Chicca

I crac di mercato sono guidati da fattori psicologici ed emotivi di squilibrio di domanda e offerta. Si sente spesso dire che per ogni acquirente ci deve per forza essere anche qualcuno che vende. È verissimo, ma la questione critica è “a quale prezzo”, come osserva Lance Roberts, Chief Portfolio Strategist ed economista presso Clarity Financial.

I problemi iniziano quando non ci sono più acquirenti disposti a comprare a un prezzo più alto. Tutti i collassi di mercato del passato sono stati il risultato di elementi non per forza legati ai prezzi di Borsa o ai problemi di liquidità, o alle misure dei governi, o agli errori di politica monetaria, o a balzi dell’inflazione oppure a recessioni economiche. Questi eventi sono stati solo i catalizzatori di una fuga dai mercati.

Il mercato funziona nello stesso modo in cui un teatro che prende fuoco ma che ha una sola uscita di sicurezza. Una persona che urla “al fuoco” scatena la fuga di massa, ma a quel punto è inevitabile che si formi un imbottigliamento e molti rimangono bloccati, impossibilitati a uscire prima che sia troppo tardi.

Sui mercati il problema di questa fuga di massa con una sola uscita a disposizione viene “esacerbato dal fatto che tutti si trovano nello stesso teatro”, osserva Roberts. “È per questo che l’analisi tecnica, che altro non è che uno studio della psicologia di mercato, può tornare utile per determinare il punto del ciclo di mercato” in cui conviene scommettere contro la massa.

Perché tale strategia abbia successo non bisogna scappare troppo presto, ma nemmeno troppo tardi. Il grafico sotto riportato dell’S&P 500 e che si basa sui dati trimestrali può aiutare a stimare il momento giusto per darsi alla fuga. Questi dati a lungo termine non sono utili in ottica di tempismo a breve ma sono importanti per determinare i momenti di svolta del mercato e non solo i trend e le oscillazioni delle valutazioni.

I rischi legati ai prezzi sopravvalutati – come mai prima d’ora nemmeno negli anni 1929 e 2000 – devono preoccupare, ma è alla deviazione estrema di altre misure di riferimento cui bisognerebbe fare grande attenzione, secondo lo strategist ed economista.

“Quando gli indici a lungo termine sono stati già ipercomprati in precedenza, è più difficile che il mercato guadagni ancora terreno”. Tuttavia il problema sorge quando gli indici invertono rotta. “Questi cambi di direzione non perdonano“. Il grafico sotto riportato (in cui sono stati sovrapposti i prezzi dell’indice allargato adeguati all’inflazione e i rappori tra prezzo di Borsa e stime sugli utili P/E allineato ai cicli di mercato) aiuta a chiarire questa idea dell’inversione di tendenza.

Due decenni di guadagni perduti

Storicamente, nel passato, quando le quotazioni e i prezzi si sono portati ben oltre le loro tendenze a lungo termine intrinsiche, si sono verificate – sempre – anche inversioni del trend oltre quelle linee tecniche. Tali crac di mercato hanno mandato all’aria guadagni accumulati nell’arco di decenni. Se la prossima fase di correzione di Borsa dovesse avvenire nel 2018, spiega Roberts, “gli investitori dovrebbero resettare i loro portafogli di investimento ai livelli che non si vedono dal 1997”.

Con tutti gli investitori che si sono precipitati nel teatro degli ETF, il problema costituito dalla presenza di una sola via di fuga è molto serio. Roberts dice che non è ancora giunto il momento di scappare, bensì di avvicinarsi alla porta d’uscita.

“Nelle prossime settimane, o forse mesi, il mercato potrebbe essere ancora in grado di salire, allungando ulteriormente le deviazioni attuali rispetto ai trend a lungo termine. Ma questa è in fondo la natura di qualsiasi mercato rialzista che tocca il suo apice, o di qualsiasi bolla, con i nuovi guadagni che attirano anche gli ultimi investitori rimasti esclusi dalla corsa del mercato”.

“Sfortunatamente per loro, la maggior parte degli investitori è probabilmente rimasta bloccata in fondo al teatro“. Il sentiment resta su livelli molto alti, la volatilità è ancora bassissima e i trader che si indebitano per investire sono numerosi. Ci sono insomma tutti gli ingredienti per un’inversione improvvisa e dolorosa dei mercati finanziari.

Questo non significa che bisogna affrettarsi subito alla via d’uscita. Rimanere però “completamente investiti” nel mercato senza contromisure e “senza una comprensione chiara dell’esposizione ai rischi” è pericoloso e “non avrà quasi sicuramente il risultato desiderato”.