Mercato bond non farà crac: Fed non lo permetterà

15 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Negli Stati Uniti si e’ diffusa la sensazione che il mercato dei Treasuries e’ destinato a collassare. Se cosi’ fosse, i tassi di interesse a lungo termine schizzerebbero al rialzo, strozzando ulteriormente la crescita economica. Sarebbe un disastro per Washington, per la Federal Reserve e i suoi grandi capi.

Insomma, Ben Bernanke finira’ per sostenere a suon di interventi il mercato del debito fisso e lo fara’ costi quel che costi. Ecco perche’ vale la pena correre il rischio di svalutare il dollaro. La ripresa e’ ancora fiacca e finche’ il Pil Usa – e l’economia globale – rimarranno cosi’ deboli, i Treasuries resteranno un porto sicuro, un asset attraente per gli investitori.

I prezzi potrebbero scendere? E’ possibile che subiscano un calo momentaneo, ma un’implosione completa e’ fuori discussione. Anziche’ preoccuparsi per il mercato obbligazionario, converrebbere guardare piuttosto a quello che fara’ l’azionario. A giudicare dal persistente contesto favorevole di tassi di interesse bassi, i titoli di Wall Street hanno ancora spazio per correre.

Qualunque sia la vostra opinione sulle prospettive inflative a lungo termine, le quotazioni di oro e materie prime ci dicono che i prezzi al consumo sono sotto controllo. Cio’ da’ alle banche centralie mondiali e la Fed ampio spazio di manovra per continuare a iniettare liquidita’ nei sistemi finanziari.

Le misure di stimolo di Fed, Bce, BoJ andranno avanti per altri mesi e forsi anni. Nuovi rally euforici seguiranno, aumentando il rischio di un crash dei mercati azionari in stile 2001.

Parlando di Bce, l’ultimo taglio dei tassi ha avuto l’unico obiettivo di aiutare le banche ormai fallite e i governi ostinatamente spreconi.

Come sottolinea Pasquale Marinelli nel suo blog il flusso dei capitali provenienti dall’estero ha ripreso a scorrere dall’America e dal Giappone verso l’Europa, a causa delle politiche di svalutazione che questi due paesi stanno adottando massicciamente”.

Gli investitori sono spinti a difendere il valore dei propri capitali, portandoli lì dove è più conveniente. Questa è la motivazione per cui i rendimenti dei titoli di stato europei continuano a restare molto bassi.

Dal momento che “le banche europee si sono riempite di titoli di stato europei (soprattutto a seguito delle politiche di LTRO) e, per esse, questi titoli rappresentano l’investimento più appetibile rispetto quello ottenuto in alternativa” finiscono per lasciare parcheggiati i propri denari presso la BCE (che ricordo essere pari a zero) anziche’ metterli in circolo nell’economia reale.

Ora che gli investitori giapponesi e Usa stanno acquistando titoli di stato europei, i prezzi di questi ultimi stanno salendo, ma il loro rendimento sta calando sempre di più. Di conseguenza, si legge sempre nel blog di cultura economica, “c’è il rischio che le stesse banche, per limitare le future perdite sui titoli di stato che la BCE ha fatto loro acquistare, inizino a rivenderli, innescando nuovamente il problema dei debiti sovrani, il quale non è stato per nulla risolto, da nessun paese europeo”.

Ecco quindi trovata una ragione ben più plausibile circa il taglio dello 0,25% del tasso di interesse: “la BCE ha voluto rendere meno oneroso l’approvvigionamento di euro delle banche, per salvaguardare ancora la convenienza, per queste ultime, di continuare a comprare titoli di stato europei, evitando il rischio di rimettere i debiti sovrani nuovamente nelle mani degli stranieri”. Tutto questo per il bene delle tasche dei banchieri e dei politici.