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La finanza globale entra in una fase strutturalmente più instabile e le banche centrali devono attrezzarsi di conseguenza. È il messaggio lanciato da Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
“La Bce deve essere preparata per un contesto più volatile. Con l’affermarsi di politiche industriali più assertive, l’aumento delle tensioni geopolitiche e l’interruzione delle catene degli approvvigionamento, è probabile che le tensioni sui mercati finanziari diventino più frequenti”.
Commercio e sicurezza: la nuova vulnerabilità europea
L’inasprimento della competizione geopolitica e la frammentazione degli scambi trasformano dunque il commercio internazionale da fattore di stabilità a potenziale fonte di vulnerabilità sistemica. E il cambiamento, come ha ricordato la numero uno della BCE, riguarda in modo particolare l’Europa. Lagarde ha sottolineato come l’interdipendenza globale, un tempo considerata garanzia di equilibrio, si sia rivelata fragile davanti agli shock degli ultimi anni:
“L’interdipendenza economica si è notevolmente approfondita negli ultimi decenni, creando intricate reti di flussi commerciali transfrontalieri. Se una volta questo era visto come una fonte di stabilità, ora è una fonte di vulnerabilità: a sconvolgimenti globali come la pandemia e alla deliberata militarizzazione delle dipendenze”.
Per la Unione europea, tra le economie più aperte al mondo, la conseguenza è strategica: “Ora dobbiamo compiere la transizione verso l’autonomia strategica”.
La risposta della Bce non è solo analitica ma operativa. L’obiettivo è evitare che tensioni di mercato compromettano la trasmissione della politica monetaria.
Lagarde ha spiegato che bisogna “evitare che tali tensioni provochino vendite di emergenza di titoli denominati in euro sui mercati globali dei finanziamenti, che potrebbero ostacolare la trasmissione della nostra politica monetaria”.
Da qui la scelta di rafforzare gli strumenti di liquidità internazionale: “dobbiamo garantire ai partner che desiderano effettuare transazioni in euro la certezza che la liquidità in euro sarà disponibile in caso di necessità”.
In questa direzione va l’ampliamento della linea di credito permanente Eurep, che consente alle banche centrali straniere di ottenere euro in cambio di garanzie di alta qualità.
La misura rappresenta un cambio di scala: la liquidità in euro sarà reso globale e permanente, ampliando uno strumento finora limitato a un numero ristretto di Paesi, soprattutto dell’Europa orientale.
Il nuovo meccanismo sarà disponibile dal terzo trimestre del 2026 e potrà essere utilizzato da tutte le banche centrali del mondo, salvo esclusioni per rischi reputazionali — come riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo o violazioni di sanzioni internazionali. Si tratta di linee repo, cioè prestiti in euro concessi contro garanzie di alta qualità, attivabili quando le banche non riescono a finanziarsi sul mercato. Le autorità monetarie potranno così ottenere valuta europea dalla Bce e restituirla alla scadenza con interessi.
A differenza delle precedenti linee temporanee, il nuovo schema garantisce accesso permanente fino a 50 miliardi di euro, trasformando di fatto Francoforte in un prestatore di ultima istanza per le banche centrali estere.
“Questa struttura rafforza anche il ruolo dell’euro”, ha spiegato Lagarde. “La disponibilità di un prestatore di ultima istanza per le banche centrali di tutto il mondo aumenta la fiducia nell’investire, prendere a prestito e commerciare in euro, sapendo che l’accesso sarà garantito durante le turbolenze di mercato”.
La controffensiva dell’euro nello scontro tra potenze
Dietro la misura tecnica emerge però una strategia più ampia: rafforzare il ruolo globale dell’euro nel nuovo ordine internazionale. La decisione arriva mentre gli equilibri commerciali mondiali si ridefiniscono sotto la pressione delle politiche protezionistiche degli Stati Uniti guidati da Donald Trump e della crescente influenza economica della Cina.
Consentire alle banche centrali estere di accedere direttamente alla liquidità in euro favorisce l’uso della valuta europea negli scambi internazionali, soprattutto nei nuovi accordi commerciali che Bruxelles sta negoziando o ampliando, dal Mercosur ad altre aree emergenti. La logica è geoeconomica: rendere più semplice per partner e imprese regolare i pagamenti in euro, riducendo la dipendenza dal dollaro e rafforzando l’autonomia finanziaria europea.