Mercati, Nobel Shiller vede “inversione di rotta senza preavviso”

23 Gennaio 2018, di Daniele Chicca

I mercati continuano a correre sulle ali dell’entusiasmo senza sosta ma per il premio Nobel per l’economia Robert Shiller un’inversione di tendenza potrebbe essere dietro l’angolo e potrebbe avvenire senza un fattore scatenante particolare.

Di questi tempi, visti gli innumerevoli record messi a segno da Wall Street e dalle altre Borse mondiali, ormai tutti si chiedono quando la corsa si fermerà e cosa sarà a scatenare la fase di ripiegamento dei prezzi di mercato. Ma secondo Shiller non c’è bisogno di un catalizzatore.

Sono in realtà i fondamentali e “le dinamiche caratteristiche intrinseche delle bolle, spiega il padre del rapporto tra prezzi di Borsa e stime sugli utili delle società quotate, il P/E, a sancire a un certo punto la conclusione della fase rialzista dei mercati” e non un evento catalizzatore esterno.

Ieri il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq sono saliti sui massimi di tutti i tempi dopo che i Democratici e Repubblicani al Senato hanno trovato un compromesso per finanziare il governo americano ancora per qualche giorno, fino all’8 febbraio. Grazie a una prima parte dell’anno molto solida, Wall Street scambia ai massimi di tutti i tempi.

Il primo anno da presidente di Donald Trump è stato estremamente positivo per i listini con il paniere delle blue chip che ha guadagnato più del 30% da quando il controverso leader dei Repubblicani si è insediato alla Casa Bianca. La misura che più di tutte ha alimentato l’euforia dei mercati è stata la maxi riforma fiscale voluta fortemente da Trump e che prevede ingenti tagli alle tasse per le aziende e i cittadini più benestanti. La corporate tax verrà abbassata al 21% dal 35%.

Il professor Shiller, insignito del premio Nobel per l’Economia nel 2013 per il suo lavoro sui prezzi di Borsa nei mercati finanziari, sostiene che le Borse “potrebbero prendere una svolta improvvisa” da un momento all’altro e che la fase rialzista di mercato è difficile da leggere. Non si può attribuire unicamente allo scenario e alle novità della politica degli Stati Uniti.

“La ragione dietro alla fase di mercato rialzista negli Stati Uniti viene spesso attribuita agli Stati Uniti, ma non dipende solamente dagli Usa. È difficile sapere qual è l’elemento che sta trascinando al rialzo i mercati in questo momento. Penso che la spiegazione sia meno ovvia di quanto possa sembrare”.

Il professore dell’Università di Yale, che è stato intervistato dall’emittente americana CNBC ai margini del World Economic Forum di Davos, nelle Alpi svizzere, ha spiegato quanto sia difficile definire scientificamente il fattore che scatenerà una fase di correzione dei mercati.

“Quando succederà, si inventeranno qualcosa per spiegare cosa è accaduto. Nel 1929, quando si è verificato il tracollo più famoso dei mercati, non c’era un singolo evento” che poteva essere associato al crac. La gente ha cercato di trovare una motivazione, che appare però “artificiosa”.