Mercati: “Fed rovinerà la festa, meglio investire qui”

16 Gennaio 2018, di Mariangela Tessa

Il 2018 dovrebbe essere un anno all’insegna della crescita sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti. Tuttavia, una potenziale nube oscura – creata dalla Federal Reserve (Fed) – sta prendendo forma mentre gli Stati Uniti si muovono in acque inesplorate sperimentando l’inedita combinazione di una politica monetaria restrittiva e tassi di interesse in aumento. C’è quindi una possibilità reale che la Fed possa rovinare la festa, mentre i mercati del lavoro si irrigidiscono.

È quesa l’opinione di Stephen Mitchell, Head of Strategy, Global Equities di Jupiter Asset Management, che scrive:

Storicamente, i cicli di inasprimento monetario della Fed hanno rivelato quelle aree dell’economia globale vulnerabili a causa dell’eccesivo indebitamento, con conseguenze negative sui prezzi degli asset. I fondi globali devono pertanto adottare un approccio rigoroso, investendo in settori decorrelati dalla crescita economica, ma che beneficiano di fattori di crescita strutturale.

Prospettive positive, ma attenti all’inasprimento monetario.  Secondo Mitchell, nel complesso, le prospettive economiche globali per l’anno a venire rimangono positive, anche se le valutazioni sull’azionario e l’obbligazionario suggeriscono un certo grado di prudenza per i mercati. Pertanto, un approccio ragionevole è quello di investire su quelle società che vantano bilanci e flussi di cassa robusti, con una buona propensione a fare gli interessi degli azionisti e il cui fatturato si dimostri resiliente per i beni/servizi in portafoglio.

La Fed porrà fine alla festa della crescita globale entro la fine del 2018?

Dato che non vi è stata una stretta monetaria in precedenza, si tratta di un territorio inesplorato e, sebbene le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali continueranno ad essere un fattore positivo, il livello con cui questi effetti positivi si propagheranno sui mercati globali sarà inferiore. In quest’ottica, è saggio investire in imprese che saranno resilienti nel 2018.

Ricordando l’anno appena concluso, l’esperto nota che:

Nel 2017 avevamo previsto che l’inflazione sarebbe iniziata a crescere nei mercati sviluppati, con rendimenti a una sola cifra nell’azionario e prospettive più positive per le azioni dei mercati emergenti. In effetti, gli Stati Uniti hanno avviato un ciclo di irrigidimento dei tassi, ma l’inflazione è stata più contenuta di quanto ci aspettassimo, consentendo profitti consistentemente più elevati sull’azionario dei mercati sviluppati. Le azioni dei mercati emergenti hanno registrato performance superiori a quelle previste. Per il 2018, i tassi d’interesse e i fattori economici trainanti per i Paesi emergenti sembrano ancora positivi e le azioni dovrebbero produrre rendimenti, ma è meglio sottolineare che il prossimo anno l’inflazione contenuta (in termini di salario) nei mercati sviluppati dovrà persistere, altrimenti si svilupperà un contesto di tassi d’interesse meno favorevole per le azioni.