Mercati: 2021 in ripresa per economia e utili, i settori da tenere d’occhio

17 Novembre 2020, di Mariangela Tessa

Con la diffusione su larga scala del vaccino per il Covid-19, “nella prima metà del 2021” l’economia globale e gli utili aziendali “dovrebbero tornare a livelli pre-pandemia alla fine dell’anno prossimo”.

Sono le previsioni degli analisti di UBS contenute nel rapporto annuale “Year Ahead 2021”, firmato da Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, che spiega

“Pensiamo che il 2021 sarà l’anno della ripresa. La ritrovata crescita, le politiche fiscali e monetarie espansive e la nuova leadership politica ci portano a prevedere una nuova leadership sul mercato anche nel 2021. Guardando oltre l’anno che ci attende, gli investitori dovrebbero anche considerare i settori in fase di trasformazione tecnologica. Se l’ultimo decennio è stato caratterizzato da investimenti nella tecnologia stessa, pensiamo che il prossimo decennio sarà caratterizzato da investimenti in grado di modificare lo status quo vigente in altri settori”.

Mercati, S&P 500 verso 3.800 punti

Guardando alla Borsa Usa, secondo gli analisti di UBS, il rally delle azioni visto nelle ultime sedute, a seguito delle notizie confortanti sui vaccini, è destinato a continuare. Anche se l’attenzione potrebbe focalizzarsi su nuovi settori. Il focus dovrebbe spostarsi sui titoli a piccola e media capitalizzazione, gli industriali, i beni di consumo discrezionali e i titoli finanziari.

Dalla banca elvetica ricordano come gli utili societari del terzo trimestre Usa sono stati più forti di quanto attese dal mercato. Quasi l’85% delle aziende ha battute le stime. E per il quarto trimestre ci o per utili in aumento del 2,7%.

Con utili sorprendenti al rialzo e multipli di valutazione giustificati dai continui bassi tassi di interesse, oltre a un vaccino all’orizzonte, UBS prevede che l’S & P 500 verrà scambiato a 3.800 entro giugno del 2021, circa il 6% in più rispetto ai livelli di venerdì.

Tassi bassi e politiche fiscali fino a normalizzazione

“Nel 2020 – si legge nel report –  si è vista una fusione senza precedenti di politiche fiscali e monetarie. Per finanziare i pacchetti di sostegno i governi hanno registrato un deficit aggregato pari a oltre l’11% del Pil globale, mentre le maggiori cinque banche mondiali globali hanno stampato un aggregato di 5.000 miliardi di dollari. Nel 2021 pensiamo che in generale i governi continueranno a colmare i vuoti finché un vaccino non consentirà di tornare a un normale funzionamento economico. Prevediamo inoltre che i tassi resteranno bassi per sostenere la crescita e l’inflazione”.

“I prossimi mesi saranno complessi, ma il progredire dei vaccini e l’abitudine a convivere con il virus consentiranno un graduale miglioramento nel corso del prossimo anno. Gli utili aziendali potranno tornare ai livelli pre-crisi, almeno per gran parte dei settori, già entro il 2022. Per molti investitori questa fase di volatilità rappresenta una chance per rivedere il proprio assetto strategico e posizionarsi sul nascente ciclo economico e sui temi che probabilmente risulteranno vincenti” ha commentato Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS Wealth Management Italia.

“Quello che stiamo vivendo è senza dubbio un periodo di straordinaria emergenza che ha richiesto sin dal primo momento risposte immediate e forti. Il prolungarsi della crisi sanitaria non ci ha colto impreparati: la flessibilità, parte del nostro mantra, ci ha permesso di adattare processi ed infrastrutture rapidamente a questa nuova normalità.
Oggi più che mai i clienti dimostrano di aver bisogno di una consulenzacostante e a “tutto tondo”: l’approccio total wealth e una gamma prodotto che guarda al futuro consentono ai nostri consulenti di cogliere tutte le opportunità che questa fase di mercato porta con sé” ha aggiunto Paolo Federici, Market Head di UBS Global Wealth Management in Italia.

La “prossima grande occasione”

Guardando al prossimo decennio, gli investitori si trovano di fronte a un mondo più indebitato, più disuguale, con forti spinte locali, ma anche più digitale e, per certi versi, più sostenibile.  Ecco perché – suggeriscono dalla banca elvetica – gli investitori potranno trovare opportunità a lungo termine in tendenze incrementate dalla pandemia e che contribuiranno ad alimentare un futuro nuovo e sostenibile, soprattutto nei settori in fase di rivoluzione tecnologica.

Che si tratti della transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio, dell’accresciuta necessità di un sistema sanitario più efficiente e con un approccio olistico o della spinta a digitalizzare ulteriormente i servizi finanziari, le aziende esposte a queste tendenze – dicono da UBS – dovrebbero godere di una crescita superiore alla media nel lungo termine. Entro il 2035 la sola transizione al 5G dovrebbe generare un valore economico pari a 13,2 trilioni di dollari.