Mercati 2020: incertezze e conseguenze secondo BlackRock

17 Dicembre 2019, di Alessandro Chiatto

Una modesta crescita per il ciclo economico globale per il 2020, con diversi temi da tenere sott’occhio. Ne ha parlato Bruno Rovelli (nella foto), chief investment strategies e head of investment advisory di BlackRock Italia.

2020 di leggero miglioramento

Non possiamo fare a meno di riflettere sull’ultimo biennio, molto particolare“, esordisce Rovelli durante la presentazione del 2020 Global Outlook nella sede italiana di Piazza San Fedele a Milano. “Abbiamo visto un 2018 molto solido e un 2019 meno. Il motivo è da ricercarsi nel ciclo monetario della Federal Reserve. Per il 2020 pensiamo ci sarà una leggero crescita del ciclo economico globale. La decelerazione dovrebbe lasciare il posto a un modesto miglioramento, che viene da due fattori: una domanda per consumi che rimane robusta, grazie al fatto che gran parte degli squilibri precedenti non si osservano nonostante siamo a dieci anni di espansione ciclica; l’indebolimento del ciclo manifatturiero, legato a elementi specifici dell’industria auto tedesca, al tema della guerra commerciale, e a oggi vediamo dei possibili miglioramenti in questo senso. È quindi una situazione simile al 2018? No, perché comunque la forza di una reazione ciclica è debole, ci sono limiti strutturali riguardo la politica dei tassi d’interesse oltre che la politica fiscale appare addormentata”.

Le incertezze

Le incertezze secondo BlackRock sono tre, e di fatto sono le stesse affrontate nell’ultimo anno: “L‘incertezza geopolitica, legata ai dazi, la Brexit e la situazione instabile che ha caratterizzato l’Italia”, chiarisce Rovelli. “La nostra idea sulle guerre commerciali è che si arrivi a una tregua, dove non ci siano ulteriori aumenti tariffari e con il confronto strategico tra Usa e Cina viene interrotto. La Brexit riduce le incertezze, soprattutto per quel che riguarda il Regno Unito, e anche in questo caso vediamo una situazione non semplice ma in via di schiarimento.

Italia: gap difficile da colmare

L’idea strategica sull’Italia è sempre la stessa, nel bene e nel male: “I fondamentali di credito dell’economia sono solidi, il Paese è quindi resiliente agli sviluppi politici. Facciamo però fatica a capire come si possa stabilizzare il gap di crescita con l’Eurozona. Al momento siamo sottopeso di obbligazioni in quest’area. Gli spread si sono stretti in modo importanti e vediamo scarso valore nei governativi dell’Eurozona, sia core sia perifici. Rischi sistemici non ne vediamo dall’Italia, ma la situazione è molto fluida.

Le conseguenze

Le incertezze, che sembrano essere tutto sommato meno evidenti dell’anno scorso, sono compensate da altri fattori meno positivi: “Queste incertezze sono in parte compensate da una maggiore incertezza politica domestica negli Stati Uniti, soprattutto in attesa del candidato che uscirà perché si potrebbe avere un forte cambiamento. Questo peserà un po’ sulla fiducia del settore corporate”. Non solo: “Gli ultimi due anni sono stati guidati pressoché integralmente dal ciclo americano. Ora i mercati saranno più sensibili all’andamento del ciclo reale, e ciò significa che la benzina con cui sono saliti deve lasciare il posto al miglioramento del ciclo globale, che sarà modesto”. 

Eurozona, poca condivisione

Sia Mario Draghi nel suo congedo alla Bce sia il Fmi hanno posto l’accento sulla politica fiscale e sull’opportunità che i governi comincino a usarla in modo più incisivo: “Per una politica fiscale comunque, in Europa si dovrebbe condividere un pezzo della propria sovranità fiscale. Non vedo segnali in questa direzione“, spiega Rovelli.

Sovrappesi e sottopesi

Detto del sottopeso sui governativi dell’Eurozona, qual è il posizionamento di BlackRock per il 2020: “Siamo neutrali sul mercato azionario USA, preferiamo il resto del Mondo, con le incertezze che stanno andando scemando. In particolare, preferiamo Giappone e Paesi Emergenti. Sul mondo obbligazionario immaginiamo ci sia spazio per una modesta risalita dei tassi d’interesse, non significativa. L’ambiente di miglioramento del ciclo e di politica monetaria invariata fa sì che strutturalmente preferiamo le obbligazioni a spread, che vanno male quando si ha recessione o si ha un restringimento delle condizioni finanziarie, che non dovrebbero esserci nel 2020. Siamo lunghi sul high yield, debito emergente hard currency e local, sottopeso nei corporate investment grade. Per quanto riguarda l’obbligazionario governativo, meglio Usa di Europa. Nel mondo del credito, invece, meglio Europa di Stati Uniti“.