Mercati: 2016 pieno di sfide, ma non drammatico

5 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Il 2016 sara’ pieno di sfide ma non di sciagure, come alcuni osservatori mettono in evidenza. La pensa così Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, nella sua newsletter settimanale il Rosso e il Nero in cui quello appena iniziato sara’ “un anno di di ritracciamento delle borse, di riposizionamento su livelli più difendibili, di politica monetaria americana meno espansiva, di profitti che crescono poco, di sfide difficili per la Cina”.

“Detto questo – continua – nessuno ci obbliga a ripetere come pappagalli che la Cina sta per crollare, che avremo ondate di fallimenti mai viste, che l’Eurozona è sull’orlo della disintegrazione, che l’Italia è peggio della Grecia, che l’America avanza verso il fascismo o il socialismo, che il petrolio non salirà mai più (e se risalirà ci seppellirà d’inflazione), che il dollaro andrà alla parità con l’euro (facendo crollare l’America) o tornerà a indebolirsi massicciamente (facendo crollare l’Europa)”.

In questo contesto, cosa aspettarsi dal mercato?

 

“A noi però questo sembra più un mercato da hold che da buy. Per tre ragioni. La prima è che i policy maker non vedono male un 2016 di moderato ritracciamento. Quello che non vogliono è che il ritracciamento sia tale da creare effetti negativi sull’economia. È per questo che, nel momento in cui i mercati hanno iniziato a esagerare con il pessimismo, abbiamo visto un addolcimento delle posizioni della Fed e una linea più aggressivamente espansiva in Europa, Cina e Giappone. E tuttavia, mentre negli anni scorsi bastava una settimana di ribassi per sentire le prime rassicurazioni, questa volta è occorso un mese”.

La seconda è che le politiche monetarie cominciano a sembrare meno efficaci. Come nota (da anni) Richard Koo, i tassi possono scendere, ma servono a poco se a nessuno viene voglia di prendere a prestito denaro e se tutti cercano invece di ripagare i debiti perché sono ancora terrorizzati dal 2008. Aggiungiamo che alle banche si chiede di prestare di più (con la pressione dei tassi negativi) ma anche di meno (con la pressione per ratio patrimoniali sempre più elevate). A questo punto, in un mondo normale, dovrebbero subentrare le politiche fiscali. i governi sono però paralizzati, si concedono solo piccoli sforamenti nella spesa ma non si sentono motivati a fare di più, almeno per il momento.

La terza ragione è che se i mercati dovessero mai regalarsi un recupero, riavvicinandosi ad esempio ai livelli di fine 2015, la Fed ritornerebbe a parlare di rialzo dei tassi e le scorribande verso il basso riprenderebbero. Solo in presenza di un’economia forte potremmo vedere contemporaneamente borse alte e Fed che stringe”.

Da un punto di vista strategico:

” Sul dollaro rimaniamo strategicamente neutrali. L’indebolimento in corso aiuta la borsa americana, le materie prime, gli emergenti e la Cina.

Non aiuta l’Europa nell’immediato, ma potrà aiutarla in marzo quando la Bce dovrà varare una serie di misure ancora più aggressive, volte in particolare a fare ridiscendere l’euro”.