May: Brexit per riprenderci confini, leggi e soldi

2 Marzo 2018, di Daniele Chicca

L’indecisione della premier britannica sulla strategia da adottare nelle trattative con l’Unione Europea per negoziare i termini dell’addio di Londra dal blocco a 28 come effetto della Brexit le è valsa il soprannome di “Maybe”. Nel suo più recente discorso rivolto ai ministri, al parlamento e al suo popolo Theresa May non ha fatto molto per convincere gli scettici. Le proposte concrete sono poche e i commentatori si sono lamentati per la mancanza di novità. In riferimento alla delicata questione nordirlandese May ha detto che “l’Ue non ci dividerà e l’accordo rafforzerà anzi l’unione tra le nostre nazioni e i nostri cittadini”.

In una bozza di 120 pagine del trattato post Brexit presentata dalla Commissione Ue si propone che l’Irlanda del Nord rimanga, come l’Eire confinante, nel mercato unico e nell’unione doganale al contrario del resto del Regno Unito, allo scopo di evitare controlli al confine e complicazioni doganali con la Repubblica d’Irlanda, che fa parte dell’Unione Europea e dell’Eurozona.

In sintesi quello che si evince dal discorso di May alla Mansion House, residenza ufficiale del sindaco di Londra – spiega il gestore di Blackrock Rupert Harrison, che ha lavorato come consulente speciale del Tesoro britannico – è che “il governo vuole la Brexit più soft possibile, ma a condizione di abbandonare il mercato unico e l’unione doganale”. L’impressione è che May cerchi un accordo che soddisfi entrambi le parti. Il problema è che non ha il coltello dalla parte del manico e “se sarà costretta dall’Ue a scegliere tra i due estremi, come è probabile che sia, il governo opterà per la soluzione di Brexit hard” ossia di divorzio completo.

Nel suo intervento alla Mansion House londinese, May ha detto che i test non mancheranno (ci saranno alti e bassi) per arrivare a un accordo sui futuri rapporti tra i due blocchi. Nel precisare che “siamo tutti europei” la leader dei conservatori ha detto di ritenere che “un accordo ampio e forte sul libero scambio sia raggiungibile e che il referendum è stato “un voto per riprendere il controllo dei nostri confini, delle nostre leggi e dei nostri soldi, non un voto per un rapporto distante con i nostri vicini”.

La verità è che May si trova in un vicolo cieco. L’Osservatorio britannico di Politiche Commerciali dell’Università del Sussex ha pubblicato una ricerca in cui vengono studiati i possibili esiti degli accordi che il Regno Unito potrebbe stringere con l’Unione Europea e il resto del mondo. In nessuno degli scenari ipotetici Londra ne esce avvantaggiata rispetto a prima, compreso lo scenario di Brexit “soft” (vedi tabella sotto).

May ha ribadito il concetto già espresso in precedenza secondo cui “non trovare alcun accordo è sempre meglio di un cattivo accordo“. Sui mercati i trader hanno pressoché ignorato i contenuti del suo intervento, in un contesto di crescente nervosismo dal momento che non manca più molto tempo (un anno) al fatidico marzo 2019, quando il divorzio diventerà effettivo, con l’avvio di un periodo di transizione di probabilmente due anni.

Sul Forex la sterlina è scesa ai minimi di seduta, a dimostrazione della preoccupazione e dell’incertezza sulla prossima fase dei colloqui sulla Brexit. Detto questo, il fatto che la valuta britannica continui a scambiare in trading range indica che gli investitori hanno ancora fiducia in May dopo il suo discorso privo di contenuti dettagliati.

La leader del governo britannico, che deve far fronte a divisioni politiche interne, ha anche annunciato che:

    • alcune delle autorità di regolamentazione europee potranno associarsi al Regno Unito;
    • negli accordi commerciali con i partner, verrà effettuata una qualche sorta di selezione (“cherry-picking”);
    • per le banche Londra non intende chiedere diritti di passaporto: il riferimento è alla prerogativa per i membri del mercato unico che consente agli istituti di credito con sede nel Regno Unito di offrire servizi finanziari a società e persone in tutta l’Ue (secondo le stime sono 5.500 le banche che operano in Ue grazie al passaporto Ue).